Vi ricordate quand’è che è stata l’ultima letterina di Natale che avete scritto? avevate nove, dieci anni? e poi? e poi avete smesso di desiderare e di sognare.

Da bambini scrivere la propria lettera a Babbo Natale era un esercizio importantissimo. Ti dava l’opportunità di stare seduto e di riflettere su quello che volevi in quel momento. Poi sapevi che solo scrivendo, quello che volevi, il desiderio, si sarebbe realizzato.

In quel semplice gesto si racchiudevano due funzioni creatrici del mondo, il tuo mondo: “Desiderare” e “Scrivere”.

Desiderare

De-siderare è un termine che proviene dall’astrologia. Sidera sono le stelle. In astrologia le stelle mi direbbero di fare una cosa, e io invece “De-sidero”, ossia non le guardo e faccio altro. E’ il contrario di “Con-siderare” ossia le stelle mi indicano cosa fare, e io ubbidisco.

Quando eri bambino e desideravi, avevi un energia enorme, talmente grande da volere nonostante tutto l’universo ti desse contro. La letterina ti offriva l’occasione di meditare su quello che desideravi veramente tu, su quali dovevano essere i tuoi doni. Sapevi che tutto quello che desideravi, per il semplice fatto di desiderarlo, si sarebbe realizzato. Dopo un anno di negazioni e “No” genitoriali, una letterina si trasformava in una bacchetta magica. Il volere è una bacchetta magica.

Scrivere

Ma non basta pensare ad una cosa, affinché questa si realizzi? i più pigri potrebbero obbiettare. No, per alcune semplici ragioni. Primo, perché “verba volant scripta manent”, dicevano gli antichi.

Quando scrivi, la tua scrittura diventa il tuo notaio, il tuo testimone giurato. “Guarda che in questa data avevi scritto e promesso questo…”. Non scrivendo, i pensieri e i buoni propositi diventano i coriandoli che ti butti addosso, e che domani te li fai scivolare giù. I desideri hanno bisogno di sentinelle fatte di carta e penna che li mettano in riga. La tua lettera di natale diventava un contratto stipulato e siglato con un entità sconosciuta ma fidata.

A lezione di “Volere”

Da bambino avevi l’audacia e l’ardimento semplicemente di volere, senza limiti e senza sensi di colpa. E oggi, da adulto? oggi, desideriamo poco, vogliamo poco, chiediamo poco. Perché pensiamo di meritare poco. Forse dovremmo ricominciare a scrivere le nostre letterine di natale. Esiste una bellissima versione riveduta per adulti, delle nostre letterine di natale, si chiama “La tecnica dei 101 desideri” di Igor Sibaldi.
Sconsiglio di approfondire l’argomento se non si ha voglia di scoprire quanto saremmo capaci di volere e desiderare.

Ne approfitto per scrivere, la mia letterina di Natale

Caro Babbo Natale, come stai? In famiglia state tutti bene? (un po’ di convenevoli aiutano sempre le trattative).
Salutami quel sempiterno di Gesù bambino e la simpatica befana (di una donna quando non è bella, risolvi dicendo che è simpatica).
Ti chiedo un paio di cose semplici semplici. Mi hanno tanto parlato bene di te (un po’ di adulazione non guasta) e quindi mi sbilancio un po’, e poi lo sai, io non sono di gusti difficili.
Quest’anno vorrei:
Che a casa di una coppia di miei amici passasse la cicogna.
Un cervello funzionante per una mia amica orba d’amore.
Eliminare tutti i ragazzi stronzi, questa è difficile, ma tu sei potente.
Un paio di scatole di Risiko, per chi piace giocare alla guerra, vera.
Un paio di scarpe UGG tacco 12.
Un mazza da golf, ma di quelle resistenti. No, non ho iniziato a giocare a golf.
Il seno nuovo te l’avevo chiesto l’anno scorso, ma a quanto ho capito non tratti questo genere di regali.
Un teletrasporto tascabile, così da non dover dare più tutti i miei soldini alla Ryanair. In alternativa mi accontento anche di due delle tue renne.
Infine, aggiungi se ti viene in mente qualcos’altro, fai tu, mi fido di te.
Tua estimatrice e amica fedele

Nicoletta