C’era un po’ di destino nel fiume Brenta la cui larghezza, tra Cartigliano e Nove, era cresciuta fino ad essere quasi un chilometro nel 19° secolo, e ha mantenuto separate le ‘tribù’ concorrenti delle due cittadine.

L’essere agricoltori e amanti della seta per i Cartigliani, e l’essere industriali e artigiani dell’argilla del letto del fiume Brenta, emersa dopo che Romano d’Ezzelino deviò il corso del fiume nel 13° secolo, per i Novesi.

Queste cittadine sono ora collegate dal cemento, da un ponte sul fiume Brenta che, nel frattempo, è stato ristretto nel 19° secolo e ha solo un canale di deflusso che passa per la piazza, il campanile e la gloriosa villa Morosini Cappello della città Cartigliano.

La rivalità tra le città è stata riaccesa appena 60 anni fa quando Cartigliano ha iniziato la costruzione del proprio campanile per competere con la torre di Nove, allora una delle più alte in Veneto dopo San Marco.

I campanili sono la caratteristica della pianura del Veneto, punteggiano tutto il panorama come punti-guida per i villaggi e le città che altrimenti sarebbero persi nei campi di granturco dell’estate. Se la torre Cartigliano sia ora la seconda più alta in Veneto o meno (considerando le affermazioni di Breganze), non cambia il fatto che ora fa apparire fuori scala la ‘prima costruita’ Torre di Nove raggiungendo il cielo a 82 metri.

Sembra che le due città abbiano scelto di evidenziare la loro animosità attraverso campanili, Nove mostra la parte posteriore della sua statua a Cartigliano e questa sceglie di mettere il suo orologio solo su tre facce del campanile, per non mostrare curiosamente l’ora del giorno ai Novesi.

Se uno ha la fortuna di visitare l’ufficio del sindaco a Villa Morosini Cappello, l’unica stanza che ha ancora i suoi affreschi, c’è una bacheca sulla sinistra con un modello in creta, un dono di Nove, sul ripiano di fondo.

Mostra i due campanili, quello di Nove in piedi dritto e alto, quello di Cartigliano un po’ più alto ma che pende lontano dal potere dell’edificio Nove.

Villa Morosini Cappello è fortunatamente non collegata al Doge del tardo 17° secolo che è stato tristemente responsabile della distruzione del Partenone. Il patrimonio della villa è la famiglia Morosini di San Silvestro che aveva basato i suoi interessi a Cartigliano. L’edificio ha richiesto circa un secolo per essere completato. Il suo impianto originale è palladiano ma risulta evidente anche ad un dilettante che è stato modificato e, infine, completato da Antonio Sardi.

Questa grande villa con palazzo fu sede di molte celebrazioni e feste come tutte le altre sparse lungo i fiumi che conducono a Venezia. La villa passò attraverso diverse famiglie nei successivi tre secoli e alla fine è stata concessa al comune nel 1966.

Villa Morosini Cappello è una splendida struttura e ha una sua storia preminente nel mondo della seta veneziana. La barchessa (fienile) sul lato est ospitava una grande filanda di seta ed era un importante centro per la produzione della famosa ‘organzina’ di seta. L’area intorno a Cartigliano era un mare di gelsi.

E poi tutto è passato. Meno di 70 anni fa, dopo la seconda guerra mondiale tutta la gloria e il mondo agricolo connesso alla seta fu abbandonato e gli alberi sono stati estirpati dai campi. Il sogno di un economista è diventato la distruzione di una regione.

Eppure, oggi, un imprenditore dall’altra parte del Brenta, un orafo di Nove, Giampietro Zonta, ha aperto la porta al rinascimento di Cartigliano, alla sua reinvenzione dell’industria della seta italiana in modo etico creando la prima filanda della seta di questo Rinascimento in Villa Morosini Cappello.

I padri della città, il sindaco, Guido Grego e il suo team guidato da Tiziano Borsato, Vice Sindaco, hanno afferrato l’opportunità e hanno proposto di aprire il ‘granaio’ ristrutturato ai cittadini come un ‘bene comune’, uno spazio per la loro bachicultura e per riporre gli attrezzi della seta, un posto per unire la gente di Cartigliano insieme per il loro comune bene.

Ancora una volta i campi intorno Cartigliano saranno riempiti con il fruscio dei gelsi alla brezza estiva e il rosicchiare morbido di milioni di bachi da seta potrà essere ascoltato nella quiete delle serate. E per Nove? Giampietro ha i diritti esclusivi per la seta italiana nella nuova gamma di gioielli seta e d’oro di Dorica, prodotti dalla filiera etica.