La storia del cavallo rampante di Rocca Priora coincide con la storia del suo scultore, Mario Robazza. Un grande artista la cui vita è più avventurosa di un film di James Bond.

Per quelli che passano quotidianamente lungo la via Anagnina, il cavallo di Rocca Priora è diventato un ‘amico’ e un punto di riferimento: “ci vediamo al cavallo!”. Così negli anni molti si sono dimenticati che lo scultore del destriero è grande un artista di fama internazionale, che ha vive fra l’Italia e gli Stati Uniti, e che si è innamorato di Rocca Priora grazie al destino e ad una promessa.

Robazza, detto Johnny, è arrivato al successo dopo le privazioni della guerra, la galera, la marina, il pugilato, il taglio dei diamanti, la ricchezza, l’arte, la fama internazionale, l’incontro con presidenti americani e mondiali e l’esposizione nei più grandi musei del mondo. Ma andiamo per ordine.

Mario Benedetto Robazza (http://www.robazza.it) nasce a Trastevere il 2 marzo del 1934 e il suo accento non lascia dubbi sul suo puro spirito ‘de romano de Roma’. Aveva tutte le premesse di una vita ‘normale’: un padre architetto, una bella mamma e un fratello.

Suo padre parte per la guerra di Russia e resta invalido alle gambe e viene poi deportato in Germania dove muore. Arriva la guerra anche in Italia e il fratellino muore di meningite. La mamma si strazia dal dolore per la scomparsa dei suoi uomini e si abbandona al rifiuto di capire la vita. Mario Benedetto Robazza ha 10 anni e deve improvvisamente crescere in fretta, prendersi cura della mamma e imparare a procurarsi soldi e cibo.

E’ chiaro che un bambino sottoposto a questo stress si trova in una situazione delicata in cui può diventare un grande o può finire in riformatorio. Può vivere da leone o seguire il gregge. Robazza sceglie di vivere da leone.

Sopravvive alla guerra facendo di tutto ma ritrovandosi bravo in una cosa che sembrava non gli potesse portare denaro: dipingere e scolpire. Il suo legame con Rocca Priora nasce proprio in questo periodo e la sua riconoscenza è frutto di una promessa che ancora vuole mantenere a tutti i costi. Ma questo è l’uomo Robazza che si ritrova dietro le sue opere. Un sanguigno, un uomo che protegge i deboli (come qualcuno avrebbe dovuto fare con suo padre), uno che rispetta la parola data.

“Quando arrivano gli americani, un soldato mi adotta e mi insegna due cose che mi saranno poi molto utili tutta la vita: a boxare e a ballare. Che poi, se ci pensiamo bene, hanno movimenti dei piedi molto simili ma una diversa funzione sociale!”

Nella vita di chi deve arrangiarsi negli anni duri del dopoguerra, si può diventare un ladro o un truffatore. Robazza scopre di non saper leggere e scrivere ma di avere una estrema abilità manuale ed inizia a fare statuine del presepe e quadri. A questo punto scopre che si guadagna di più quando si ‘taroccano’ orologi di marca. Usa allora la sua abilità artistica per riprodurre tutto, compresi i marchi che disegna a mano libera e che sono perfetti. Ma il gioco si interrompe con la galera.

Robazza si guarda intorno capisce che deve prendere il suo destino in mano imparando un mestiere e si arruola in marina. L’obbedienza militare non gli è congeniale e l’analfabetismo gli impedisce di avere una qualsiasi prospettiva futura. Ma la boxe e l’arte gli vengono in aiuto e inizia la sua nuova carriera in modo inaspettato.

“Un giorno mi regalano una enciclopedia, inutile per chi non sa leggere ma uno stimolo incredibile per chi ha fame di imparare. Ho visto la sezione in cui spiegano la gemmologia e il taglio delle pietre ed è come se lo avessi fatto da sempre. Imparo tutto con avidità e vado a Bruxelles nella migliore scuola. Da li il mondo mi sembra andare in discesa“.

Ma la vita gli ha insegnato a rispettare la fortuna e a distribuirla agli altri. Come aveva fatto il soldato che lo voleva portare in America. Robazza offre una seconda chance a tutti i suoi amici che aveva incontrato a trafficare nelle piazze e in galera. La sua filosofia è che bisogna offrire una opportunità ed essere riconoscente alle persone che ci hanno aiutato in qualche modo nei momenti difficili.

Un giorno, al colmo della ricchezza, un gallerista gli chiede in prestito un busto che aveva fatto a sua moglie e l’esposizione ha talmente tanto successo che Robazza cambia vita improvvisamente ancora una volta. Va finalmente in America e si dedica totalmente all’arte diventando uno dei maggiori artisti contemporanei. Si realizza il sogno che aveva sin da bambino: vivere scolpendo e dipingendo.

Oggi vive fra Roma e Rocca Priora con sua moglie con cui si amano da oltre mezzo secolo e con cui hanno condiviso tutte le peripezie rimanendo sempre fanciulli, con la voglia di ‘mangiare la vita a bocconi’. La sua biografia uscirà presto mentre in tutti le librerie si trovano libri sulle sue opere.

Il cavallo di Rocca Priora è una delle opere che ha donato alla città di cui si è innamorato e che oggi è diventato uno dei suoi simboli. I cavalli con il loro spirito libero sono uno dei suoi soggetti preferiti assieme alle sculture in cui musica e corpo femminile si fondono in una armonia di suoni, forme e significati.

Ma il suo capolavoro assoluto è la rappresentazione dell’Inferno di Dante, un’opera di 90 metri di lunghezze per 2,5 metri di altezza che lascia senza fiato per la maestria con cui si riesce a penetrare nelle sofferenze dei dannati e nella arroganza dei demoni. L’opera è stata esposta in America, in Cina e in Italia ma il maestro la vuole ‘vicino a lui’ e ha deciso di esporla a Rocca Priora in modo da poterla guardare ogni volta che lo desidera. Alla sua morte il Comune ne diventerà il proprietario.

Ora quando passeremo davanti al cavallo di marmo all’ingresso di Rocca Priora, possiamo immaginare braccia muscolose e mani forti che tirano pugni o che usano attrezzi da scultore. Immaginiamoci un uomo con un forte senso di riconoscenza che ama il suo paese adottivo in modo assoluto e senza chiedere nulla. Rocca Priora ha dato a Mario qualcosa di più prezioso.

Quando diamo un appuntamento a qualcuno impariamo a dire: “Ci vediamo sotto il cavallo di Robazza!”. In questo modo renderemo onore a un grande artista, al paese che lo ospita e a noi stessi e alla curiosità che ci premia.

E se vogliamo andare più in profondità conoscendo altre opere di Mario Robazza possiamo fare un giro nel centro storico di Rocca Priora e ammirare le stazioni della Via Crucis lungo li vicoli o ammirare il suo capolavoro, l’Inferno, nel museo del comune.

Riguardo l'Intervistato:Mario Benedetto Robazza

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Scultore e pittore di fama internazionale. Ha scolpito l’Inferno di Dante.