Anche questo anno i produttori del Cesanese di Piglio si incontrano per festeggiare San Martino l’11 novembre e provare il vino novello di una stagione molto particolare. Si ripete la tradizione che vuole questo giorno dedicato ai frutti dell’autunno: vino, castagne e polenta.

Al Piglio questo evento si festeggia all’Antica Casa Massimi, la splendida abitazione della famiglia Massimi Berucci al centro del paese, dove anticamente si trovava il frantoio e il serbatoio per conservare l’acqua del paese e distribuirla nei periodi di bisogno.

Nella casa, che attualmente è una delle poche abitazioni sopravvissute all’incendio del 1799, si può ammirare uno dei rari esemplari di carta da parati sette-ottocentesca. Sono praticamente dei quadri stampati che riproducono storie mitologiche in paesaggi dal caratteristico stile neoclassico.

Ma come nasce la tradizione dell’11 novembre e dell’estate di San Martino?

La storia di San Martino è molto particolare, un martire di origine ungherese mandato ad evangelizzare la Gallia e che è diventato oggi il protettore della Francia. Era talmente venerato che il suo giorno era festa nazionale e oggi Ungheria e Francia hanno recuperato il suo antico cammino.

In Italia il santo è in oblio e qualcuno lo ricorda per il vino novello o perché su alcune carte da gioco è riportata la frase ‘Per un punto Martin perse la cappa’. Il detto ricorda l’episodio in cui nel 335 Martino divise il suo mantello in due per donarlo ad un viandante infreddolito e seminudo. Questo viandante era Gesù, in incognito, che lo ripagò facendo tornare il suo mantello sano.

La cappa (mantella) divenne una importante reliquia posta direttamente sotto il controllo dei re Merovingi dei Franchi e diede origine alle parole ‘cappellano’ e ‘cappella’ che, originariamente, indicavano i custodi della reliquia e la chiesa privata dei re dove la ‘cappa’ era riposta.

L’11 novembre è stato il giorno della sepoltura del santo e nei secoli la festa ha iniziato ad assumere connotati anche pagani e legati al ritmo della natura. In Svezia si festeggia con una zuppa a base di oca, a Venezia si prepara un dolce speciale e in molte città questo giorno è dedicato al vino novello.

Tutte queste tradizioni sono ben note ai produttori del Cesanese che si ritrovano ad assaggiare il loro vino in un incontro che si ripete da quasi venti anni. Il Cesanese del Piglio è l’unico DOCG a bacca rossa del Lazio ed è una vera delizia per gli intenditori. Si distinguono due varietà a seconda dei terreni in cui viene coltivato: quella con profumi e sapori della frutta rossa (ciliegia e amarena) e quella con profumo che ricorda le erbe (radici di liquirizia, frutti del sottobosco).

La Strada del Cesanese che si snoda lungo i paesi di Acuto, Affile, Anagni, Piglio, Paliano, Serrone e lambisce Subiaco è ormai una meta per turisti in cerca di emozioni particolari fra natura e cultura. Secondo Antonio di Cosimo, produttore del Cesanese Corte dei Papi e presidente della Strada del Cesanese:

Siamo in una delle aree più belle del Lazio dove le colline incontrano le montagne e dove si può vivere la storia passeggiando negli splendidi centri storici, La cattedrale di Anagni e il Monastero di Subiaco sono solo gli esempi più famosi. Il Cesanese è uno dei vitigni più antichi ed è parte della nostra identità. Ci siamo associati per far conoscere questi luoghi speciali, l’amore dei nostri viticoltori e la qualità dei nostri vini.

Fra le note di prestigio, il vino Romanico prodotto da Coletti Conti di Anagni è stato premiato con tre bicchieri dal Gambero Rosso mentre l’azienda Pileum del Piglio ha avuto un successo straordinario al Vinitaly.

Il territorio di Piglio si sta imponendo nel panorama del turismo esperenziale grazie alle attività dei produttori vitivinicoli e nei giorni a cavallo di San Martino ospita un interessante seminario dedicato all’Agricoltura Organica e Rigenerativa e alle tecniche omeopatiche legate alla coltivazione della vite e degli olivi.