Osservando il panorama da Rocca Priora, il paese più alto dei Castelli Romani, si scorge tra due lembi di terra un piccolo insediamento urbano dominato da una insolita chiesa con un alto campanile che ci lascia la sensazione di essere in un paesaggio alpino.

E invece no, ci troviamo a Colle di Fuori piccola frazione di Rocca Priora ad una ventina di chilometri da Roma.

Oggi Colle di Fuori è un piccolo centro, una borgata rurale costituito da case di una o due piani circondate da vigneti e frutteti che si nasconde fra le pieghe delle montagne dei colli laziali. Per arrivare in questo borgo bisogna percorrere la strada che dal casello di San Cesareo porta al paese stesso.

E proprio percorrendo questa via che riusciamo ad osservare da vicino la Chiesa simbolo del paese, nata per volere dell’allora vescovo della diocesi tuscolana Michele Lega che nel 1929 si recò in visita nel piccolo villaggio. In quel tempo Colle di Fuori era solo un gruppo di capanne di contadini che da Capranica Prenestina si stabilirono in questi luoghi .

La prima pietra, su progetto dell’ingegner Carlo Strocchi, fu posta il 24 agosto del 1930 durante una solenne cerimonia alla fine della quale il vescovo pose una pergamena, firmata da tutte le autorità presenti, in un tubo di piombo a sua volta fu inserito in una cassetta di pietra sotto le fondazioni della chiesa.

Per osservarla da vicino si passa per la piazza del paese, dove troverete sempre cittadini che incuriositi dal vostro passaggio non perderanno l’occasione di intercettare il vostro cammino e di narrarvi la storia di un piccolo ma importante monumento simbolo di un paese che nasce.

Il declivio naturale del terreno accoglie la Chiesa e sottolinea ancor di più il suo prospetto principale caratterizzato dalla mole dell’alto campanile da cui si accede direttamente all’interno della chiesa. L’imponenza dell’edificio è alleggerita da lunghe feritoie su ogni lato del campanile e dalla presenza di due piccoli porticati che incorniciano il portale ligneo di ingresso.

Lo sguardo corre attraverso l’unica navata verso la profonda abside,nella quale è posta la Madonna del Buon Consiglio a cui la Chiesa è dedicata. La luce penetra attraverso le vetrate colorate che disegnano i prospetti laterali e ci ricordano con immagini e simbolismi la vita di Cristo.

Camminando, non si può non notare il disegno del pavimento articolato in lastre di marmo e mattone di gress e ancora procedendo verso il presbiterio, rialzato rispetto al piano dell’unica navata, troviamo un altro elemento insolito la cui bellezza non può sfuggire neanche all’occhio più disattento.

L’altare è un paliotto ornato con stucchi dorati su sfondo bianco con lo stemma Bernardiano, intrecci vegetali e un’ancona con due colonne corinzie che sorreggono una trabeazione. Questo altare era precedentemente ubicato a Villa Mondragone, oggi sede di rappresentanza dell’Università di Tor Vergata, e donato dai Padri Gesuiti in occasione della cessione della villa all’Università.

Tanto basta per essere invogliati a percorrere la strada che porta al piccolo borgo e che tante sorprese riserva a chi come me ama la storia e l’unicità di luoghi sconosciuti ai più.