Sapete cosa, più di tutto, fa più paura alle persone? La morte, le malattie o la vecchiaia? No, la bellezza!

Avete mai osservato delle persone dentro un museo? di solito guardano le rifiniture, le cornici, le didascalie; pochi guardano i quadri e le opere d’arte, pochi si abbandonano al godimento di quel momento. Per sostenere la bellezza ci vuole coraggio. E quanti di noi sanno sostenere la bellezza del corpo delle persone che incontriamo?

Siamo affetti da una malattia che io ho chiamato “contattofobia” (il termine esatto sarebbe afefobia). Appena qualcuno oltrepassa quel nostro limite virtuale (la bolla come la chiamano gli scienziati) ci sentiamo a disagio, se non addirittura sentiamo un senso di repulsione, nei confronti del contatto fisico (sia dato che ricevuto). Tale fobia è data da un’ipersensibilità al contatto fisico sentendola come un’invasione della propria o altrui zona intima.

Da bambini ci avvicinavamo e toccavamo le altre persone senza i freni inibitori. Eravamo spinti da uno puro spirito di scoperta per un mondo tutto così bello. Toccavamo i capelli degli altri, leccavamo le mani dei nonni e così via. E poi? E poi i genitori, la società, la civiltà poco alla volta ci hanno “insegnato” quali erano i limiti da tenere con gli altri, cosa toccare e fino a dove.

Così un bel giorno ci siamo ritrovati grandi e a dover tenere le distanze. Se uno sconosciuto si avvicinava a meno di mezzo metro e ci tocca il braccio la cosa ci poteva dare fastidio. Ovviamente i limiti e le distanze dipendono da persona a persona, da luogo a luogo e da cultura a cultura. Facendo una grandissima approssimazione, generalmente i popoli a sud del mondo sanno stare “più vicini” rispetto alle popolazioni del nord.

Grazie a Dio che c’è il tango

Non ne ho le prove, ma sono sicura che Dio sappia ballare il tango. Il tango è stato uno dei più bei stratagemmi che l’essere umano abbia mai inventato per superare il tabù del toccare uno sconosciuto. Nel tango non solo ci si tocca tra sconosciuti, ma ci si abbraccia, e molto spesso ci si abbraccia in maniera profonda e senza pudori e timori. “Il tango è di chi chiude gli occhi in un ceco abbraccio di fiducia”. Il tango è il superamento di un limite sociale. E vi dirò di più, il tango è un tradimento placidamente accettato. Ribalda tutte le regole del perbenismo nelle relazioni sentimentale.

Coppie nella vita, si scoppiano nel tango per ballare con altre persone, per poi ritornare a sedersi una accanto all’altro, felici e contenti. Il tango sovverte tutti i canoni di buona educazione, dettandone di nuovi. La più semplice scoperta che ho fatto ballando, è capire che con il tango, tocco me attraverso l’altro. Scopro la mia bellezza attraverso la bellezza dell’altro. Il tango ti fa capire di essere più di quello che sai di essere. Quando accade, il tango diventa una preghiera esistenziale.

Il tango è una medicina

Quando tocchiamo o veniamo toccati il nostro corpo incomincia a secernere ossitocina, che a sua volta migliorerà il nostro sistema immunitario. Il tango come l’amore ci da forza e aumenta l’autostima di chi lo pratica.

Il tango fa così bene che negli ultimi anni è diventata una vera e propria cura: la Tangoterapia. Come ci spiega la dott.ssa Monica Barassi “Grazie alla precisione con cui sono stabiliti i ruoli nel tango, i partecipanti ai gruppi di Tangoterapia sperimentano le diverse parti di sé, in particolar modo la parte attiva, determinata, solare, maschile e quella ricettiva, lunare, sensibile, femminile.

Il tango fa da cornice a tutto questo, con la musica, l’incontro della coppia, e il contatto sia all’interno della persona che fra le persone stesse. Perché praticare la Tangoterapia? Perché essa migliora la conoscenza di sé stessi attraverso il lavoro esperienziale delle parti maschile e femminile. Inoltre, attraverso i lavori in coppia, aiuta a comprendere mediante il contatto, come poter relazionarsi meglio con l’altra/o.”

Tango per lei

Nel tango la donna esplora la sua sensualità e una femminilità troppo spesso perduta o martoriata. Il tango l’aiuta a sentire e a capire quello che avviene quando il suo corpo entra in relazione con l’altro.

Tango per lui

Nell’uomo il tango potenzia l’autostima, in particolare nelle persone che faticano a gestire bene gli impegni, le relazioni, la quotidianità. Il fatto di dover condurre il ballo, portare la compagna, riproduce l’ansia da prestazione, il carico di responsabilità che ci si sente addosso in quelle situazioni. Il tango appunto diventa una nave scuola in cui imparare gli stessi problemi della vita reale, dando maggiore sicurezza all’uomo.

Il tango, insomma, è una metafora della vita. Perché avvenga la trasmissione, sia per l’uomo sia per la donna, deve esserci l’abbraccio. Il contatto.
“E ti rendi conto quanto è facile vivere e viverti a pieno se il tuo corpo sposa la tua anima e se, anche per pochi minuti, questa nuova alleanza si unisce con un altro corpo e un’altra anima.”