Alla Fiera di Vicenza c’è stato un cambiamento questo maggio: l’annuale fiera orafa è stata sostituita da Origin Passion and Belief, un “incontro” sul Fashion.

Questo evento è stato spiegato dal co-organizzatore, NJAL (Not Just a Label) come un incontro tra 100 designer da tutto il mondo, selezionati da NJAL per lo stile e per la sostenibilità, e 100 aziende italiane del settore della moda. Non a caso la maggior parte delle aziende del fashion, abbigliamento, accessori e gioielli si trovano in Veneto e i 100 designer scelti da NJAL venivano da tutto il mondo. Il tutto con il supporto dei fondi europei.

La fiera ha attratto non molte aziende manifatturiere italiane. E forse non basta pensare che il motivo della loro “riservatezza” verso le nuove opportunità sia questo momento di crisi in Italia. Forse non era chiaro chi dovessero essere gli spettatori di questa fiera, nonostante l’alta qualità e l’innovazione dei designers e dei manifatturieri.

Da una prospettiva positiva, i visitatori e gli espositori sono stati trattati bene, con tavole rotonde e relatori il cui obbiettivo era aiutare i designer a fare il salto da un buon prodotto alla “fama e ricchezza”.

La 22esima sfilata di Mittelmoda della domenica sera è stata un successo, per i giovani designer i cui capi hanno sfilato in passerella, per gli ospiti che sono stati ben intrattenuti e “sfamati”, e per i padroni di casa, Mittelmoda e Fiera di Vicenza.

Tuttavia, se questo evento diventasse un membro permanente nel calendario della Fiera di Vicenza, ci sarà bisogno di svegliare più interesse nell’industria e nel commercio e portare più visitatori internazionali. Forse l’approccio di Energitismo agli artigiani e alle piccole medie imprese può aiutare. Alla fine, si deve fare business.