Una cosa va detta sui giocatori del Frosinone Calcio: corrono fino all’ultimo minuto e corrono felici.

Certamente arrivare alla Serie A provenendo da un piccolo centro nella Ciociaria, una bella area nota all’estero per il famoso film con Sofia Loren, è un sogno non da poco, ma c’è qualcos’altro. E’ un messaggio di poesia contro lo strapotere della finanza e dei diritti televisivi che considerava una “iattura” l’arrivo di piccole squadre note solo ai loro concittadini.

Ho avuto il privilegio di poter “piluccare” la dolcezza questa poesia assaporando i frutti che andavano maturandosi. Conosco il medico sportivo del Frosinone Calcio da diversi anni, Michele Pirelli è stato il mio dottore e ogni volta che lo andavo a trovare mi aggiornava sulle vicende della squadra. Andavo per parlare di cavalli e mi ritrovavo ad ascoltare la dieta dei calciatori calcolata in base al loro DNA e al loro gusto personale. Cercavo di dirottare il discorso sui cavalieri e mi sentivo consigli su come essere pronti ad “apprezzare il momento” soprattutto quelli sportivi: ogni evento è unico e va goduto fino in fondo.

Una filosofia orientale, ma Michele è un medico che ama il suo lavoro e il karate. Ha scelto Medicina Sportiva proprio per poter capire scientificamente quello che la filosofia giapponese gli aveva insegnato sulle relazioni fra il corpo umano, la mente e le prestazioni degli atleti. Shin (mente), Ki (cuore, energia) e Tai (corpo, tecnica).

Dopo la promozione del Frosinone Calcio, lo ho incontrato chiedendogli quali fossero i segreti di questo successo e quale il suo ruolo in questa squadra. Mi ha risposto Ichi-go Ichi-e (ogni incontro nella vita è unico), parole così profonde che in Giappone erano state messe come sottotitolo del film Forrest Gump.

Nelle arti marziali questo è usato per ammonire gli studenti a non essere negligenti, a non fermarsi a metà strada nelle tecniche ma di “riprovare”, nonostante gli errori. Non solo perché in una lotta per la vita o di morte, non vi è alcuna possibilità di “provare di nuovo”, ma per essere pronti e godere di ogni evento singolare e decisivo nella vita.

Con questa filosofia Michele si è avvicinato alla medicina sportiva e con questa dedizione e perfezione orientale si prende cura dei giocatori: “Un giocatore è una macchina complessa, a livelli del professionismo per ottenere prestazioni migliori bisogna lavorare sui dettagli e avere sempre la considerazione della mente, del cuore e del corpo. Il mio primo approccio è quello di essere il “medico sociale”, il dottore di famiglia dei giocatori in modo da non separare mai le componenti di un giocatore, un approccio olistico all’uomo di cui il giocatore è l’espressione visiva.”

Nei suoi racconti ho in parte preso parte al sogno di questo gruppo di giocatori in cui anche la dedizione, l’amore e la professionalità di Michele hanno contribuito al sogno della serie A.

Ichi-go Ichi-e Frosinone!