Alcuni uomini amano stare vicino ad un pendio e sentono il bisogno di scalare il pendio per essere parte della montagna e conoscerla meglio. Altri amano stare fra i rami e parlare con gli alberi, trovando la pace nella forza dei tronchi, nel dolce mormorio delle foglie e nel loro respiro. Questi uomini tutelano la foresta che dona la vita all’uomo come all’animale, all’uccello o all’insetto. Un uomo può diventare scultore di anime degli alberi.

 

Toni Venzo è uno di questi uomini: è cresciuto tra le colline sopra Campese vicino a Bassano del Grappa. Suo padre amava la foresta e i suoi arbusti, ed era inevitabile che l’anima degli alberi inspirasse il suo essere. Il padre di Toni trascorre ancora molto tempo nei boschi di ciliegio per nutrire la sua anima con il profumo, i suoni, la vista e il tatto dei suoi alberi.

Toni è diventato uno scultore di anime degli alberi, prediligendo il ciliegio e altri imponenti alberi. Come può un uomo diventare uno scultore se non attraverso l’amore dell’oggetto con cui lavora? In piedi in un bosco, lo scultore sente il respiro diverso e la natura di ogni albero; sa che il suo fine è quello di dare una grandezza perpetua ad ogni albero che tocca. Potremo definire: “Woodcarving with feeling” – scolpire con sentimento.

Il suo primo taglio come scultore di anime degli alberi è quello che crea la tragedia, ossia l’abbattere un suo amico con rispetto e ammirazione per la sua lunga vita in cui ha visto troppe guerre e poca pace. Poi avvolge il tronco tra le sue braccia, mantenendolo fresco e al riparo dal sole radioso, lasciandolo dormire per anni per poi prepararlo alla sua rinascita.

Lo scultore scruta attentamente l’albero e infine decide quando è pronto per essere trasformato in un corpo scolpito. Egli può sedere con il tronco per ore, respirando i suoi delicati e unici aromi, lasciando che il tronco emani i suoi sogni di grandezza. Quando percepisce la figura che nasce dal tronco, allora è tempo di raccogliere i suoi attrezzi, portare il suo amico in studio – e iniziare a scolpirlo togliendo la parte ruvida della corteccia e le schegge di legno aromatico.

Ad ogni taglio, la vita ritorna gradualmente nel legno, rivelando allo scultore sempre più l’anima dell’albero, fino a quando, insieme, la statua e l’uomo formano un’opera d’arte immortale dello scultore di anime degli alberi.