Le nostre città sono le stesse di 20 anni fa? Che cosa è capitato ai nostri spazi comuni?
Generalizzando, possiamo dire che oggi le città possono essere distinti in quattro aree:

  1. centro storico e di rappresentanza (in Europa) o centro di Affari & Commercio (in USA e Asia). E’ il centro di dove i moderni grattacieli, o le vecchie torri (come a San Gimignano), sottolineano la forza sessuale maschile.
  2. area moderna residenziali “posh”, con quartieri abitati dalla classe media e con centri commerciali. Queste sono le aree che rappresentano il confine tra la ricchezza o la povertà come stile di vita. Solo quando una società è ricca, queste aree sono pulite e ordinate. Alcune volte perdono l’identità regionale e diventano No Place.
  3. periferie fatiscenti spesso più simili a baraccopoli o a un deserto che a una città incantevole e ospitale. Giusto ricordare che anche alcune città occidentali hanno recentemente sperimentato il coprifuoco. E’ accaduto diversi anni fa a Parigi, nella banlieue, e ora è arrivato un po’ ovunque (Manchester, Rio de Janeiro, Londra).

E qual è la quarta parte?
Il divario sociale tra ricchi e poveri sta creando un effetto America Latina anche in Europa. Partendo dall’Est Europa, i quartieri dei nuovi ricchi sono appartati, protetti da sistemi di sicurezza e da guardie armate. Una città nella città, con i suoi servizi, giardini e infrastrutture private. Una città che è invisibile, ma ha un cuore che batte come l’altra. Una città chiusa femminilmente sexy.
Ciò che una volta era chiamato il mondo occidentale, nel corso degli ultimi 70 ha sperimentato anni diverse forme di intervento nell’ambiente naturale e nel paesaggio urbano. I risultati sono stati impressionanti in alcuni casi, e dubbi in molti altri, soprattutto se si tiene conto di indicatori di qualità che vanno oltre il valore economico delle aree edificate o il livello tecnologico raggiunto dalla realizzazione di gruppi di maestosi grattacieli. Per questo, in alcune aree occorre intervenire di nuovo.
E quando si discute di Green City, occorre sapere che in genere ci si riferisce solo a una parte e non al tutto. A parte la questione se Green sia effettivamente la parola giusta, come possiamo trasformare una intera città in una Digital Green City?
La qualità della vita, il livello di interazione sociale, il consumo energetico, sono stati per decenni considerati di interesse minore nello sviluppo urbano che aveva necessità più basilari come l’acqua, le fognature, il trasporto, la fornitura di energia, lo spazio di vita e i servizi di base. E tutte le reti erano separate fra loro.
L’Energia Digitale (cioè la piena integrazione della mobilità elettrica, della casa digitale e delle reti di informazione urbane) sta per cambiare i paradigmi di pianificazione urbana offrendo, sia ai paesi occidentali che a quelli emergenti, la possibilità di evitare, in via preventiva o modificando il presente, la maledizione della frammentazione e dello svilimento urbano.
Non si può intervenire su una sola parte ma sul tutto!
Ma le 4 zone di una città rappresentano 4 diversi obiettivi che devono essere considerati in modo diverso. I quartieri di rappresentanza e di lusso sono pronti per la trasformazione Green Digital se questa trasformazione aggiunge un valore subliminale sexy. Se le tecnologie rinnovabili fossero esempi di arte, queste sarebbero uniche e perfette allo scopo.
Arte e cultura sono strumenti di potere “soft” che hanno contemporaneamente un ottimo rapporto costo/efficacia e una immagine pubblica flessibile capace di adattarsi al contesto.
Tanto per fare alcuni esempi interessanti:

  • Barcellona è stata tra le prime città al mondo a trasformarsi in profondità, mescolando abilmente e con coraggio il restauro di vecchi edifici e la costruzione del nuovo. È stata anche la prima città ad adottare regolamenti edilizi che hanno obbligato l’utilizzo di pannelli solari;
  • Lisbona ha perso la sua decadenza e il suo look decadente ex-imperiale con l’adozione di una pianificazione urbanistica all’avanguardia che ha cambiato l’evoluzione delle gerarchie metropolitane: periferie e centro. Dal concetto dei tradizionali centri urbani al riconoscimento e all’uso di costellazioni di centri, caratterizzati da accessi multimodali, e aree libere di grandi dimensioni che possono evolvere grazie alla connettività offerta dall’inserimento in una rete metropolitana internazionale;
  • In Arabia Saudita gli ecologisti locali stanno iniziando a mettere in discussione i lussuosi edifici in costruzione a La Mecca in relazione all’attenzione al fragile ambiente desertico e al rispetto del valore di un pellegrinaggio che richiede uguaglianza e sobrietà da tutti i credenti partecipanti
  • La città brasiliana di Curitiba, nella sua pianificazione urbana ha diligentemente applicato tutti i concetti di sostenibilità, di lusso, di anticonformismo e di eccellenza. I progressi devono ancora essere fatti in termini di mobilità digitale, ma Curitiba è molto diversa dal solito concetto di stratificazione sociale e spaziale osservabile nella maggior parte delle città di tutto il mondo.

Sappiamo tutti che la popolazione mondiale aumenterà nei prossimi due decenni e così la popolazione urbana in misura ancora maggiore: lo sforzo è, soprattutto nei vibranti paesi emergenti, per evitare una urbanizzazione caotica e i suoi relativi enormi costi.