La Selva è un parco uccelli a Paliano, pochi chilometri a sud di Roma, ed ha una storia incredibile che mi è improvvisamente tornata viva pochi giorni fa durante l’apertura di una ‘Porta Santa’ nella natura.

L’occasione di celebrare un anno santo nel verde aveva attratto molte istituzioni pubbliche e cittadine e oltre 4000 persone erano accorse per ascoltare una messa celebrata dal vescovo su una spianata in mezzo agli alberi. Ho ritrovato tanti amici ma la mia attenzione è andata ad un elegante signore vestito di bianco che fissava la spianata con trepidazione.

Era il signor Manfredi Massimi Berucci, il miglior amico del principe Ruffo con il quale per molti anni aveva condiviso il sogno di trasformare questa area agricola in un parco destinato ad attività turistiche e ricettive. Per qualche anno anche io avevo diviso questo sogno con loro e mi faceva enorme piacere andare a omaggiare il signor Berucci.

Avvicinandomi avevo però avvertito una particolare tensione e non appena finisce di salutarmi mi dice “devo andare a dire qualcosa, non posso perdere il momento, devo essere concentrato”. E torna a fissare la spianata e i movimenti dei molti sacerdoti intenti alla celebrazione.

Al termine della messa il vescovo ha dato la parola al sindaco e all’assessore regionale per un loro saluto. Un sacerdote stava riponendo il microfono quando il signor Berucci in modo elegante ma determinato sale sulla spianata e prende il microfono per un suo saluto. Tutti restano un poco interdetti ma si comprende che l’intento non è violento e gli viene lasciato il tempo di dire qualcosa.

Avrebbe potuto dire mille cose, raccontare milioni di aneddoti ma la sua scelta è stata quella di portare i saluti del vecchio principe, che non vive più a Paliano, e di ricordare con gli occhi velati, le piantine di rosmarino, lavanda e mimosa piantate dai cittadini di Paliano seguendo le linee di architettura del paesaggio volute dal principe. Milioni di piantine che oggi sono parte del paesaggio ma che allora erano solo piccoli rametti su un prato senza particolare pregio naturalistico messe a dimora da cittadini coinvolti nel sogno.

Non sono riuscita a salutare Berucci e a ringraziarlo delle sue parole. Si è dissolto fra la folla dopo aver compiuto il suo dovere di passare il testimone ideale dal principe ai nuovi proprietari, dalla sua generazione a quella dei giovani attuali che hanno voluto inaugurare la stagione con un momento importante.

Questa poesia mi ha riportato in mente anni la mia relazione con La Selva che non si è mai spenta. Dalle finestre di casa mia ho la vista del parco ogni giorno, e ogni giorno provo emozioni nuove e ho sempre avuto la speranza di vederla rinascere.

Mi ero appena laureata e avevo lasciato casa di mia madre in modo ‘brusco’ e un signore dal portamento nobile, con uno sguardo che passava rapidamente dalla follia alla razionalità, mi offrì un lavoro e una casa nel parco. Era il principe Antonello Ruffo di Calabria ed io non avevo idea di quanto avrebbe cambiato la mia vita.

Il lavoro consisteva nel supportare la sua famiglia in un piano di trasformazione urbanistica, lavorando fra progettisti e amministrazione comunale, e nel supportare una impresa israeliana che si stava occupando del piano di marketing territoriale e del piano di sviluppo del comprensorio.

Ma come era nato il parco?

Non ho assistito alla formazione dei laghetti che il principe aveva realizzato molti anni prima sbarrando un emissario del fiume Sacco, e non avevo preso parte all’arrivo degli uccelli che erano frutto di un accordo con Fidel Castro. Non avevo preso parte al coinvolgimento degli artisti per creare strutture originali in cui gli uccelli potessero trovare cibo o riparo. Non avevo preso parte alla piantumazione della vigna o delle mimose.

Ma alcuni giorni potevo vedere Don Antonello su una jeep aperta che girava per la tenuta seguito da un trattore che doveva spostare una collina o formare una quinta per creare qualche nuovo scorcio. Ho assistito allo spostamento di molte quercine per poter far ingrandire un bosco da una parte e creare uno spazio per le attività ludiche dall’altra. Ho visto piantare chilometri di bambù per seguire i sentieri che il principe aveva segnato con il gesso per la campagna. Ho fatto i biglietti al parco quando il casello autostradale di Colleferro era il più intasato d’Italia a Pasquetta e il Primo Maggio.

Creare La Selva non è stata una operazione economicamente vantaggiosa per il principe. E ogni volta che si è trovato vicino a risolvere i suoi problemi economici è scappato dalla soluzione per paura di perdere il suo ‘giocattolo’, o che qualcuno glielo potesse rovinare. La sua non è stata una vita semplice con questo sogno che pendeva davanti al suo volto come una carota in una gara di conigli che non arrivano mai a prenderla.

Ha avuto paura tutta la vita che la speculazione prevalesse sulla bellezza. Arte e Natura si combinavano nella sua testa e non si è mai piegato al fascino del denaro, anche chiedendo sacrifici alla sua famiglia.

Le parole di Berucci hanno avuto un profondo significato per me. Una benedizione su quello che si sta facendo e un augurio di continuare un cammino intrapreso con amore da un principe visionario.