Per coloro che amano la matematica e la storia della tecnologia, sarà una vera sorpresa scoprire che il primo computer è in realtà un telaio per eseguire tessuti Jacquard.

Nel 1801 è stato brevettato da Joseph Marie Jaquard un telaio che utilizzava cartoncini perforati per definire i movimenti di alcune parti. Esattamente con il funzionamento del codice binario, la presenza o meno di fori permetteva ad alcuni contrappesi di muoversi modificando la posizione dei fili.

Per me che ho sempre amato la matematica, l’incontro con Ilario Tartaglia e con i suoi telai in legno mi ha aperto un nuovo orizzonte. Mi sono ritrovata nel suo laboratorio di Cartigliano, vicino Venezia, ad utilizzare schede perforate proprio come avevo fatto i primi anni di università alla facoltà di ingegneria. Niente era cambiato nei miei movimenti e nella forma delle schede. Niente tranne le mie certezze di come la storia degli uomini possa essere diversa cambiando il punto di vista.

Se si va su wikipedia selezionando “storia del telaio” si trovano subito riferimenti al codice binario e al telaio Jaquard come predecessore del computer. Ma se si seleziona “storia del computer” non c’è alcun cenno al telaio Jaquard.

Così per anni sono stata convinta che il primo computer fosse stato creato da Babbage del 1833, il primo programma per computer fosse del 1842 da Ada Byron (figlia del poeta Lord Byron) e la matematica Booleana (i codici binari) fosse nata nel 1854 dal maestro elementare George Boole. Infine, credevo che solo nel 1889, Herman Hollerith avesse brevettato l’utilizzo di schede perforate (fondando quella che poi sarebbe diventata l’IBM).

Ed invece eccoci in un pomeriggio primaverile, in un paesino sul fiume Brenta, a discutere con un ingegnere tessile (e artigiano dei sistemi tradizionali di tessitura) sul valore di Energitismo e sull’importanza di un futuro basato sulle tradizioni e assisto ad una lezione di matematica applicata.

Credo di aver capito ancora di più il significato del nostro manifesto su Arte e Tecnologia: oggi lo ho potuto sperimentare. Credo che valga la pena visitare il centro culturale di Ilario Tartaglia, che è anche una scuola per chi intende approfondire l’arte della tessitura a mano.

E poi dicono che gli artigiani non sono anche matematici!

per saperne di più: www.tessituraamano.it