La maggior parte di coloro che visitano Sidney si avventura per il Quay e il Rocks, dove è il Jazz la musica preferita, passeggia per i mercatini del weekend appena sotto il sovrastante Harbour Bridge o semplicemente si avventura lungo George St fino all’angolo dell’Orient Hotel.

Tuttavia il vero ‘Rocks’ si trova dall’altro lato del Ponte-Appendiabiti. Si tratta di una breve passeggiata fino Argyle Street attraverso il tunnel ad arco sotto il ponte fino a raggiungere una piccola chiesa sulla vostra destra. Girate e dirigetevi verso il porto giù per Upper Fort Street. Dopo una breve discesa all’angolo a sinistra, in Windmill Street, troverete un edificio a pianta triangolare che sporge sulla curva.

Qualche abitante del posto sta sorseggiando una birretta seduto a due o tre tavoli sul marciapiede, reminiscenza di una piazza di paese italiana dove siedono dei vecchietti a sorbire caffè o grappa per passare il tempo, forse la differenza sostanziale sta nella mancanza di conversazione tra la progenie australiana, felice di condividere la compagnia e la birra ghiacciata.

Un cartello sopra di voi recita “Hero of Waterloo” (Eroe di Waterloo) e la musica jazz che si diffonde attraverso le doppie porte in legno la maggior parte delle volte accompagna il vostro arrivo. L’“Hero” serve la sua clientela dal 1840 (e qualcuno dei suoi clienti deve trovarsi lì dal giorno di apertura), quindi non è proprio il bar più antico di Sidney, ma deve la sua fama a un’altra duratura ragione. Ha le più vecchie Bande Jazz.

La geriatricità è stata sconfitta dai musicisti che, se non fosse per il loro tributo alla musa del jazz all’Hero, avrebbero già lasciato questo mondo qualche tempo fa. Questi musicisti sono la prova vivente che il jazz non svanisce mai, il suo ritmo cresce con il tempo.

Da trent’anni torniamo al The Hero per trovare la band di turno con i musicisti che passano attraverso questo cancello sulla strada che li porterà a suonare per l’eternità. Ma oggi c’era qualcosa di diverso quando ho attraversato la porta e ho avvicinato il barman con il desiderio di un boccale di birra. La musica non si imponeva, ma era accogliente, l’atmosfera amichevole, e c’era una vasta gamma di birre. Il trio comprendeva un tastierista (che faceva anche da cantante), un trombettista/ sassofonista e un bassista che aveva all’incirca la metà degli anni degli altri due membri – un sostituto- nella band dei pensionati.

Ma qualcos’altro attirava l’interesse dei nuovi avventori che si aspettavano una jazz band tradizionale di 4 o 5 musicisti anziani che sorseggiavano le loro birre tra una interpretazione dei classici e l’altra. Questa band comprendeva 3 ragazze. La trombettista, la più vecchia, trovava il fiato per creare un jazz morbido e sonoro da polmoni all’apparenza così deboli, ma con la sensibilità e l’esperienza di più di 60 anni di pratica.

Ho ordinato un secondo boccale di “New” e mi sono sistemato lì per tutto il tardo pomeriggio, sorridendo all’inaspettata ricompensa. Forse ci incontreremo qui.