Energitismo mi permette di conoscere persone e storie speciali e il racconto che ho sentito sulla trasferta della squadra del Rugby Mogliano Veneto a Bath ha qualcosa di magico. Anche nel modo in cui mi è stato narrato da Lucio Marin, imprenditore e uno degli sponsor della squadra di rugby del suo paese.

Nel 2013 il Mogliano Veneto vince il campionato italiano di rugby e accede di diritto alle competizioni europee. Un gruppo di giocatori dell’hinterland di Venezia, quindi, si trova a gareggiare contro il London Wasp, il Bordeaux e altre blasonate squadre di paesi con importanti tradizioni rugbistiche alle spalle.

Ma niente li ha emozionati di più che la famosa partita giocata il 14 dicembre 2013 a Bath on Avon, una fiorente cittadina inglese che deve il suo nome alle terme romane (costruite nel 43 dc) e al fiume Avon.

La differenza fra le due squadre si può avvertire anche dai numeri: il Rugby Mogliano Veneto è un club fondato nel 1969 mentre il Bath Rugby è uno dei più antichi club inglesi ed è stato fondato nel 1865.

Lo stadio del Bath, il Recreation Ground (o The Rec),ospita 12.000 persone e si trova vicino al fiume, proprio in un parco nel centro del paese. Una parte dello stadio è composta da tribune smontabili che in estate vengono organizzate in modo che il parco possa ospitare le partite di cricket, altro tradizionale sport inglese. Per questo motivo, lo stadio non è strutturato come vorrebbero i canoni del merchandising e della profittabilità economica, e non vi è una vera e propria area VIP.

Sotto Natale i biglietti aerei sono molto costosi per cui la delegazione del Rugby Mogliano Veneto a sostegno della squadra era composta solo da 12 persone fra sponsor, manager e tifosi. I risultati del match erano chiari sin dall’inizio, e questo non faceva che aumentare l’emozione dei giocatori che sentivano forte l’onore di giocare con club blasonati e in “luoghi sacri” del rugby (ricordiamo che questo sport prende il nome proprio da una cittadina inglese).

Il 14 dicembre, la delegazione si presenta allo stadio per assistere all’incontro e viene mandata da un cancello all’altro finché un usciere non gli indica il vicino castello: erano stati onorati di assistere alla partita dalla finestra di una stanza del castello a disposizione del presidente della squadra del Bath Rugby per le delegazioni ufficiali.

La piccola delegazione viene ricevuta dal presidente che li onora di un discorso in italiano, letto con classe e accento inglese da una persona che non aveva molta dimestichezza con la nostra lingua, ma che rispettava i suoi ospiti e li trattava con tutti gli onori. Il presidente parla del rugby, del valore profondo dello sport e delle competizioni sportive per i ragazzi e per la comunità, e racconta di come il finanziamento alla squadra sia sentito come un dovere da tutti gli imprenditori locali.

Lo stadio era gremito, anche se questa non era certo una partita difficile per il Bath Rugby. La partita termina con il risultato scontato di 68 a 0, ma i giocatori inglesi danno l’onore di combattere fino alla fine e di non pavoneggiarsi sul campo.

Al risultato di 45 a 0, l’unico tifoso del Mogliano presente sugli spalti, si toglie il cappellino della squadra e se lo nasconde sotto il giubbotto. Il suo vicino inglese vede il gesto e si toglie il suo cappellino per darlo al tifoso del Mogliano. Poi gli sfila da sotto la giacca il cappellino della squadra veneta e lo indossa con naturalezza e orgoglio.

Forse il Mogliano non parteciperà a molte altre gare internazionali, ma la lezione di vita imparata in questo anno dai giocatori, dai manager e dai tifosi resterà in loro per sempre.