Ci sono uomini che lasciano delle orme profondissime sulla terra dove passano e altri che le lasciano solo nei cuori. Antonello Ruffo di Calabria ha cambiato la storia di Paliano costruendo un parco naturalistico dedicato agli uccelli in un momento storico in cui tutti costruivano industrie.

La travolgente storia di questo principe visionario è stata raccontata da Giusy Colmo nel libro ‘Il principe che spostava le colline’ che ha raccolto direttamente dalla sua voce le sue incredibili storie e le trascritte in modo avvincente. La presentazione del libro a Paliano ha fatto scoprire alcuni lati del principe sconosciuti a molti che lo rendono un ‘eroe moderno’.

Storie del padre aviatore amico di Dannunzio, dell’infanzia durante i bombardamenti di San Lorenzo, della dolce vita romana, dei numerosi viaggi ma, sullo sfondo, sempre La Selva di Paliano e l’idea di trasformarla in un centro naturalistico e culturale.

Il suo obiettivo è quindi stato quello di modificare il paesaggio accompagnando una trasformazione delle linee dell’orizzonte da campagna a parco. Ad esempio creando insenature per ospitare eventi e colline per nascondere punti naturalistici da scoprire, piantando milioni di alberi e, soprattutto, creando i laghetti e portando uccelli per il Parco La Selva.

E’ stato un vero paesaggista, i suoi segni erano sempre morbidi ma erano riconoscibili a distanza e dall’alto. La sua visione dell’ambiente non è mai stata quella di un giardiniere ma di un ‘principe’ che modellava il suo regno per renderlo incantato. E questo regno doveva essere riconosciuto a distanza e con i 5 sensi. Così nascono i milioni di alberi di mimose e cipressi (il cui profumo si sentiva in tutta la valle del Sacco per un paio di settimane), le linee di bambù, i parcheggi alberati dalle linee morbide e i laghetti.

L’anima culturale è stata animata da pittori, scultori e letterati che avevano ne La Selva il loro punto di riferimento. Il parco si popolava di sculture alcune delle quali rispecchiavano l’ironia e lo spirito ribelle di don Antonello come il grande spaventapasseri di tufo nel cui cappello si trovava il cibo per gli uccelli.

Ho avuto la fortuna di lavorare per lui un periodo della mia vita ed è grazie a questo legame che sono venuta a vivere a Paliano. E l’occasione del libro di Giusy ha riacceso un interesse in tutte le persone. Praticamente in ogni famiglia di Paliano ci sono episodi che riguardano La Selva e il principe e che il tempo trasforma sempre di più in ‘ricordi memorabili’.

Mentre mi recavo alla presentazione del libro e facevo la spesa in frutteria o nei piccoli alimentari, tutti parlavano di Don Antonello: chi aveva scritto la lettera a Fidel Castro per far arrivare i primi fenicotteri al parco, chi non capiva la sua proibizione della Coca Cola nei ristoranti del parco, chi aveva colto l’uva nel vigneto e chi aveva preso parte a qualcuna delle sue innumerevoli manifestazioni.

Alla presentazione del libro e dei ricordi che ognuno di noi voleva condividere con gli altri è nata una proposta che vorrei condividere e realizzare: intitolare il Parco La Selva al “Principe Antonello Ruffo di Calabria” e dedicare il 31 maggio ad una ‘Festa della Primavera’ da celebrare ogni anno al parco. Il 31 maggio è il suo compleanno e i miei ricordi vanno ad una incredibile festa organizzata dai suoi figli in occasione dei suoi 60 anni in cui ‘natura e cultura’ si integravano perfettamente.