L’arte e la scultura di Luciana Bertorelli si sono evolute in grandezza di espressione, mantenendo un tema che la ha accompagnata durante tutta la sua vita artistica: descrivere attraverso il sé interiore dell’uomo, ciò che viene dalla sua anima.

Luciana si esprime nella scultura sia con una varietà di materiali plastici e di tecniche che con differenti finiture di smalti e ingobbio. Ha spesso applicato tecniche Raku che comprendono la tempra delle opere direttamente dal calore rosso in un’atmosfera povera di ossigeno, una tecnica che produce colori a volte sorprendenti e texture diverse a seconda del rivestimento superficiale.

Pangea, il nome del super-continente, deriva da due radici Pan e Gaia, dove Gaia significa Madre Terra. Luciana ha iniziato la sua relazione con una piccola Gaia (Pangea) dove ha sviluppato la sua sensibilità per il colore, la forma e l’equilibrio. La prima grande Pangea è stata la “Rossa”, che ha avuto una lunga gravidanza mentre Luciana era alle prese con le immagini provenienti nella sua mente finchè non ha capito che questo progetto doveva essere il suo panegirico, una dedica a Madre Terra, a Gaia.

La Pangea Rossa è allora diventata la più piccola di sei seguenti grandi Pangee ed è il modello da cui derivano le altre. E’ la figura di una madre accovacciata, con la maggior parte del suo corpo sotto la vita, che porta sulla schiena un bambino piccolo, l’umanità, in uno zaino. I suoi gomiti poggiano sulle ginocchia e le sue mani coprono il suo volto in un istintivo gesto di protezione, o forse di abbandono. La colorazione rossa rappresenta il paradosso di un grido di dolore, il colore del sangue e della violenza, smentito dalla potenza dell’Amore.

Dopo la mostra di questa prima grande Pangea a Gubbio nel 2013, Luciana è stata incoraggiata a completare la sua serie di primordiali Pangee.

La Pangea Fuoco porta un vulcano sulla schiena mentre emette cenere e lava rovente che simboleggiano le immense ricchezze contenute nelle profondità della Terra: oro, argento, platino, pietre preziose e calore perpetuo. Tutte rubate dall’uomo senza alcuna considerazione e rispetto. I colori di questa Pangea cambiano dal nero all’ocra e oro.

La Pangea Acqua è una giovane donna che porta sulle spalle una grande anfora in cui i suoi lunghi capelli cadono formando una cascata fluida – l’acqua, i mari, i fiumi … in una serie di verde, turchese, blu e verde acqua. I suoi alluci alzati suggeriscono leggerezza e sensualità.

La Pangea Petra è rosata e cambia colore come le pietre di un fiume, con i rossi sbiaditi e una patina di leggero muschio. Il suo zaino è gonfio pieno di pietre pesanti che formano una propria scultura.

La Pangea Flora ha una delle mani sopra il viso nascosta da un fiore che la copre quasi completamente. Il suo zaino porta fiori e foglie che appaiono come scolpite nella pietra, delicatamente ammorbidito da colori di un leggero rosso e un arancio brillante lampeggiante sulla superficie e distribuito lungo il suo collo.

La Pangea Aria è l’ultima e domina tutte le altre in dimensione. Le sue gambe e le ginocchia sono strettamente unite e una tendenza verso un movimento in alto è suggerita dalla sua testa inclinata a sinistra. I piedi sono più grandi e lo chignon di capelli è avvolto in veli che nascondono il fruscio dei molti uccelli che volano fuori dallo zaino.

Ogni Pangea ha un buco in ogni orecchia che lascia osservare il gioco tra gli spazi vuoti e i pieni all’interno delle opere. Le sei Pangee sono tutte nella stessa posizione, sedute con il viso coperto, ciascuna portando le sue diverse ricchezze che la Terra offre all’umanità.

Luciana dice che l’insieme delle Pangee rappresenta un grido di dolore da Madre Terra: un urlo che costringe ad essere ascoltato! Solo una artista donna poteva capire il sentimento della Madre Terra.

Per saperne di più: www.lucianabertorelli.com