Se uno conosce il rugby immediatamente lo ama, è uno sport che non lascia indifferenti. La storia del terzo tempo, quando le squadre si ritrovano dopo la partita e festeggiano insieme, è una delle particolarità che trasforma il rugby da sport in stile di vita.

Il suo nome deriva da quello della città di Rugby dove nel 1923, durante una partita di calcio, William Webb Ellis realizza esaltante la prima “meta”. Dal 1863, poi, i due sport si separano e nascono le diverse federazioni sportive.
Il terzo tempo è solo del rugby, cementa amicizie e favorisce collaborazioni inaspettate. I giocatori si scambiano magliette e cimeli ed ogni giocatore di rugby, a qualsiasi categoria appartenga o abbia giocato, ha una sua collezione privata di ricordi, un suo museo. Corrado Mattoccia è andato oltre ed è uno dei fondatori e l’anima di un vero Museo del Rugby aperto a Colleferro, un paese di solide tradizioni rugbiste dove la rivalità con il vicino Segni ha portato questo sport a livelli alti.

Corrado, come è nato il Museo?

Come tutti i giocatori, ho iniziato a raccogliere pezzi dal 1976. Poi nel 2007 dopo aver casualmente stretto amicizia con alcuni azzurri della Nazionale – in particolar modo con i fratelli Bergamasco – ho iniziato ordinato tutte le cianfrusaglie raccolte per poterle affiancare a quei rari doni che avevo iniziato a ricevere dagli azzurri. Poche cose che per me rappresentavano un tesoro. Poi nel 2008, in seguito ad una copiosa donazione da parte di Giovanni “Nanni” Raineri, abbiamo incominciato seriamente e il 14 novembre 2012 la Fondazione è nata.

La parola Museo è spesso associata alla parola “cultura”. Che cosa è la cultura sportiva? Come si differenzia il rugby dagli altri sport?

E’ una domanda pericolosa; potrei scrivere fiumi di parole sulla cultura sportiva. Intanto per me la “cultura sportiva” è – e dovrebbe essere prima di tutto – uno stile di vita… non si può fare cultura sportiva senza vivere da sportivi. Esempio? Come si può accettare che un giornalista scriva di sport senza che questo sia stato mai nemmeno una volta in palestra? Come può uno sportivo che dedica la sua vita allo sport e per lo sport, anche se lo facesse da professionista, accettare che qualcuno metta in dubbio “le sue fatiche” senza che questi abbia una “cultura sportiva”?
Nella nostra società contemporanea c’è sempre meno spazio per lo sport praticato e sempre troppo spazio per lo sport “parlato”. Ecco, per me la cultura sportiva è vivere da sportivo, è vivere mettendo in risalto i valori dello sport venga che si pratica. Se poi scendiamo nello specifico del Rugby bisogna aggiungere passione, rispetto, amicizia, sacrificio. E’ impossibile praticare uno sport duro come il rugby se non si hanno ben presenti questi valori. Gli amici che mi sono fatto nel rugby sono per tutta la vita!

Quante maglie ha raccolto? La maglia più antica o quella più prestigiosa?

Ad oggi abbiamo raccolto oltre 1400 maglie tutte ‘match worn’, cioè maglie che sono state indossate durante una partita. La più antica quella di Maci Battaglini che il Sindaco di Rovigo, Bruno Piva, ha voluto donare al Museo.
La più prestigiosa?  Per un rugbysta le maglie sono tutte prestigiose, anche quella con la quale ci si è giocato nel modesto club di appartenenza. Nel Museo oggi ce ne sono talmente tante che forse sarebbe meglio venire a vederle…. Gareth Edwards, David Campese, Jonny Wilkinson, Stefano Bettarello, Grant Fox, Jon Smit, Victor Matfield, Neil Jenkins, Martin Jonshon, Lawrence Dallaglio, e tanti altri

Quali altri cimeli raccoglie?

Il museo raccoglie oltre 15.000 cimeli: palloni, crest, pins, cravatte, caps, match programmi, libri, riviste, tazze, medaglie.

Quale è il ruolo dello sport e del rugby in particolare nella formazione dei ragazzi?

Io sono un esempio vivente di quanto uno sport possa aiutare un ragazzo nella crescita. Prima di fare rugby ero talmente timido che nel praticare un altro sport non avevo mai fatto la doccia con gli altri compagni perché mi vergognavo…oggi posso ballare nudo su un tavolo…se ne vale la pena. Ad ogni livello scolastico lo sport dovrebbe avere spazi opportuni, almeno 6 ore settimanali. Per quanto mi riguarda, queste dovrebbero essere tutte dedicate al rugby; noi diciamo sempre che “ce li prendiamo bambini e li restituiamo uomini!”

Quando è possibile visitare il Museo?

Sempre e ogni volta che ci viene chiesto… altrimenti che Museo del Rugby sarebbe??!!

Riguardo l'Intervistato:Corrado Mattoccia

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Presidente Fondazione “Il Museo del Rugby Fango e Sudore”, ma io amo definirmi il Custode del Museo e della storia che vi è racchiusa