Il MOMA, museo d’arte moderna nel centro di Manhattan, spesso è stato criticato per essere troppo eurocentrico. Penso che lo possiamo perdonare per il fatto di aver raccolto alcune delle più belle opere d’arte dell’ultima parte del XIX e dell’inizio del XX secolo.

 In un angolo sperduto all’ultimo piano di questo grande museo moderno c’è una camera con 3 grandi pannelli di Monet affiancati che occupano l’intera parete. Così come quando le Ninfee di Monet sono state esposte alla National Gallery in Australia, mi sono ricordato del commento che fece Gough Whitlam, ministro australiano e responsabile dell’acquisto del Blue Poles di Pollack, che disse: ‘Siamo davvero molto vicini’.

Comunque, a parte qualche confusione personale con le selezioni contemporanee del tardo XX secolo del MOMA, in particolare nella scultura, questa è stata la mia unica preoccupazione durante la mia visita che si è conclusa diventando membri degli amici del museo.

Di tutta quella sezione (eurocentrica), mi son rimaste impresse nella mia memoria in particolare due opere. La prima è la Notte stellata, di Van Gogh che abbraccia la visione della mente del mondo come il tempo che si avvicinava. La seconda opera è ‘La zingara addormentata – The sleeeping Gipsy’ di Rousseau, che avevo visto in stampa nella mia biblioteca. Abbondano impressionisti, tra i quali Seurac e Matisse, e poi ammiriamo Magritte prima di avventurarci nel piano inferiore dove arriviamo ai pittori americani ‘moderni’.

Infine ho trovato il Pollack N°1, le 31 giustapposizioni di Edward Hopper richiedono alcune considerazioni nel modo di apprezzarle. Per gustare la varietà dei lavori di Hopper, mi sono documentato sull’uso della forma del trapezio che governa i suoi disegni (per una maggiore comprensione leggete ‘Hopper’ di Mark Strand). Tuttavia, per me le opere di Hopper forniscono un’intensa comprensione dell’uso del colore nel contrasto fra luce e ombra.

E infine c’è Pollack. Ho gradualmente maturato l’apprezzamento della bellezza caotica di Blue Poles: sembra che il colore sia l’unica visualizzazione dell’artista proprio come, per un osservatore non educato, la forma è una questione di entropia sfrenata. Ho potuto apprezzare meglio le offerte che il MoMA ci dà di questo spirito creativo. Ma vorrei fingere di intellettualizzare le “opere” di Pollack.

Con questa breve recensione per un grande museo, non posso non menzione il dipinto ‘Il mondo di Cristina’ di Wyeth, su cui sono state scritte pagine e pagine, ma le parole non danno alla pittura la giustizia che merita; è un lavoro miracoloso che si lega al cuore.

Fortunatamente il caffè MOMA soddisfa i migliori standard del museo. Serve ‘battaglioni’ d’arte e di pasta per i clienti affamati e ha preso più da Hopper che da Pollack in quanto ad organizzazione e presentazione dei loro piatti, ma forse si inspira a Pollack per quanto riguarda il meraviglioso connubio di sapori, cibi che vengono schizzati sulla tavolozza, e che tingono la ‘tela’ con un buon vino.

Iniziate dall’alto, godete e lasciatevi stupire dall’arte, acetate la tariffa e riposatevi intorno alla biblioteca e al negozio del museo. Godetevi un grande giorno.

per saperne di più: www.moma.org