E’ stato in Australia, in qualche momento del 1987, nel periodo in cui stavo fornendo consulenza tecnica nel campo energetico per gli interessi commerciali di Joseph Gutnick, che ho incontrato Peter Kalms e sono stato introdotto da lui al professor Herman Branover.

Per coloro che seguono il movimento chassidico Chabad, il nome Branover richiama immediatamente sentimenti di grande rispetto, forse quasi allo stesso livello del Rebbe (capo del movimento chassidico) di quel periodo, che risiedeva a New York. Ricordo che Peter Kalms mi raccontò qualcosa di Herman Branover originario di Riga, in Lettonia. Peter mi disse che fra le sue attività nel Regno Unito era stato responsabile per alcuni finanziamenti a sostegno del lavoro di ricerca di Branover in Israele per diversi anni e che il Rebbe aveva scelto Joseph Gutnick per sostituirlo in questa responsabilità. Molti di coloro che hanno avuto a che fare con ‘Diamond Joe’ Gutnick negli affari o che hanno investito nei suoi titoli sul ASX non conoscevano la profondità della sua ortodossia e del sostegno filantropico ad Israele.

La mia prima responsabilità era quella di essere il legame con la comunità scientifica, la difesa e le politica durante una seguente visita in Australia di Herman Branover per incontrare la squadra di Gutnick e per presentare la sua tecnologia LMMHD alle organizzazioni australiane. Quando Herman Branover è arrivato a Sydney ho conosciuto un uomo affascinante sulla cinquantina, con un portamento e un’eleganza naturale, che aveva la folta barba tradizionale dell’ortodossia. E’ stato anche accolto all’aeroporto da una folla di giovani ebrei ortodossi, riconoscibili dal loro abito e acconciature.

Sono stato educato rapidamente su quell’uomo che era più di uno scienziato lettone. Era stato un ‘refusenik’ (termine usato nella Unione Sovietica per gli ebrei che non potevano uscire dai confini) poi rilasciato con il pagamento di un ‘riscatto’ per la sua ‘aliyah’ (salita) in Israele. Era tenuto in soggezione da parte di tutti. Dovunque andavamo in Australia lo seguivano folle desiderose di apprendere qualsiasi messaggio Herman Branover avrebbe dato. Ci sono state alcune altre storie interessanti che mi hanno colpito, una delle quali era che il suo cibo doveva essere preparato secondo le regole kosher ortodosse. Quando è volato verso Tokyo dopo la visita, il suo cibo per il viaggio è stato preparato sotto la supervisione del rabbino capo dalla sinagoga St Kilda, poiché la Qantas non era in grado di garantire il rispetto dell’ortodossia nella preparazione e nel trasporto degli alimenti.

Il mio successivo coinvolgimento con il professor Branover è stato quello di visitare i suoi laboratori e l’impianto pilota LMMHD presso l’Università Ben Gurion, Beersheva. Questa non era la mia prima visita in Israele, ma è stata sicuramente memorabile. Mi ricordo il viaggio da Tel Aviv nel ‘deserto’ verso Beersheva, una città legata agli australiani da particolare emozione della prima guerra mondiale. Lungo i lati della strada c’erano aranceti ricchi di frutta e, ad un certo punto, un cartello ricordava le parole di un famoso viaggiatore inglese – ’5000 anni un deserto è stato e 5.000 anni un deserto rimarrà’.

LMMHD è l’acronimo di Liquid Metal Magneto Hydro Dynamics. All’università alla fine degli anni ’60 avevamo studiato MHD e la ricerca sulle ceramiche refrattarie per ospitare i reattori, in modo che le questioni pratiche di un fluido conduttore che scorre in un campo magnetico per produrre un campo elettrico mi erano note. La LMMHD risolve il problema dell’alta temperatura in quanto il metallo fuso, in questo caso piombo, era a meno di 400 gradi. Alcuni dei requisiti della LMMHD, come ad esempio l’uso di magneti in lega superconduttrice di niobio, erano di particolare interesse in quanto, durante quel periodo, erano stati scoperti i superconduttori ‘caldi’.

Tuttavia, per la LMMHD, come per tutte le tecnologie energetiche rinnovabili, il bilancio energetico è una sfida, poiché si vuole ottenere più energia di quanta se ne deve mettere. Nel caso della LMMHD, ci sono state diverse sfide tecniche di ingegneria chimica, per l’attrito, gli strati barriera e l’isolamento termico. La caratteristica unica dell’impianto pilota e della tecnologia creati dal team del professor Branover era l’uso di gas azoto secco compresso per pompare il piombo fuso verso la parte superiore del sistema in cui il gas esce per essere riciclato e la ‘buona vecchia’ gravità potrebbe prendere il sopravvento in quanto il piombo cade attraverso il campo magnetico.

La sfida che sembrava essere il problema per scalare la tecnologia era che ogni aumento del diametro dei tubi comportava un aumento delle perdite, in quanto le bolle di gas tendevano a fondersi e a far scivolare il piombo invece di ‘sollevarlo’. Naturalmente ci sono stati altri problemi. Mentre le ‘leghe’ di litio e sodio/potassio ridurrebbero il differenziale di densità, gli svantaggi del costo più elevato e della corrosione/rischio di esplosione remavano contro tali sistemi, tranne che nello spazio.

Non sono sicuro se i problemi di scale-up tecnici della LMMHD per applicazioni terrestri sono stati risolti, e così anche se la commercialità del sistema sia stata raggiunta. Eppure nessuno di questi problemi riduce la gioia della creazione e lo spirito di alcune delle soluzioni ingegneristiche. Ripensandoci ora, a quasi trenta anni di distanza, posso vedere notevoli somiglianze nelle sfide pratiche che affrontano innovazioni come la LMMHD e le DSC (Dye Solar Cells), per arrivare al mercato. Mi chiedo se oggi Herman Branover e Michael Grätzel, due dei grandi imprenditori scientifici del nostro tempo, si sono mai incontrati.

La visita a Beersheva comprendeva una mediorientale festa meravigliosa in un ristorante turco dove circa quindici scienziati hanno consumato notevoli quantità di vodka russa, ‘mezzes’ (spuntini) e carni locali. Mentre sorseggiavo la mia vodka, mi sono seduto vicino a Herman Branover che chiacchieava e guardando quest’uomo, una fusione di Torah e scienza, lui mi ha sorriso. Era a casa, nella ‘sua Israele’.

Herman Branover è una persona molto speciale. Lo ricordo con gioia e rispetto. E’ ancora, e possa esserlo per ancora molti anni, un uomo di scienza e di Dio e un meraviglioso signore ebreo.