Non lontano dal trambusto del business di Torino c’è una tipica doppia porta che dà su una corte e in uno dei campanelli si legge “Sartoria Artistica Teatro”, la più eccezionale e gloriosa merceria al mondo di Giovanni Benso.

Si entra a chiamata e dopo tre scalini sulla sinistra siete accolti da un uomo sulla cinquantina di un’eleganza sartoriale e teatrale. Indossa una veste da salotto a righe che probabilmente non ha eguali. Passate attraverso la prima porta di sicurezza vecchio stile con le serrature di ferro e per il vicino teatro di Giovanni Battista Benso e siete piacevolmente “abbordati” da un magnifico completo per signora di epoche passate, probabilmente di 400 anni fa.

Ovunque guardiate fin su sul soffitto sono appesi articoli di costume da teatro e da opera, costumi che hanno visto cerimonie e performance di grande scala. Eppure questo è molto di più che un museo di costume, è un grande atelier di moda che fa sembrare l’haute couture ordinaria.

Giovanni Benso prova grande piacere a mostrare lungo il corridoio numerosi gruppi di cassetti dalle sartorie, ciascun cassetto organizzato meticolosamente con fili e rocchetti ordinati per materiale e colore. E appoggiata sopra uno di questi cassetti, ad altezza del tavolo, c’è un’antica macchina da cucire Singer, tuttora operativa e in uso. Attraverso la porta alla fine del piccolo corridoio si vedono a sinistra centinaia di scatole da sarta ciascuna con un elegante bottone cucito davanti.

Giovanni Benso dice con orgoglio: “Abbiamo più di 100.000 bottoni” e si realizza improvvisamente che lui non ne vuole vendere nemmeno uno. Ecco qui un grande collezionista, un uomo pieno di gioia nella sua gloriosa merceria. Orgogliosamente ci mostra bottoni di galatite, un materiale plastico, fatto a partire dal latte 100 anni fa e ora probabilmente estinto, e altri bottoni di madre perla intarsiati di bachelite lucida.

In cima a destra dietro di voi come entrate nella stanza c’è un’altra collezione, questa di fibbie attentamente categorizzate da un entusiasta visitatore tedesco. E poi ci sono piume, penne e boa e tutti gli accessori per l’adorno di una signora o di un dandy.

In ogni stanza ci sono pile e pile di berretti, cappelli, coppole, baschi, cappelli a cilindro (anche uno pieghevole), cappelli a larga tesa, borsalini, fez, cappelli di feltro, cappellini da donna, sombreri, cappelli da cowboy, elmetti, lobbie, Beefeater: tutte le fogge necessarie per un tea party con il Cappellaio Matto ma senza il mercurio velenoso nel magazzino dei feltri. E questo genere di magazzino c’è, in un angolo nascosto dello studio, cumuli e cumuli di feltri e ogni tipo di materiale necessario a un modista per soddisfare il cliente più fastidioso.

E nonostante il Tesoro della merceria, la casa di Giovanni Benso è anche un museo di magnifici costume, alcuni dei quali possono essere affittati per speciali feste da ballo come a carnevale.

E come si soddisfa il dio del commercio? I capi d’abbigliamento più originali per uomini e donne distinti si possono trovare sui tavoli da cucire nella sartoria. Aspetteremo la prossima visita per descrivere l’emozione di assistere a questa creazione e raccontarvi di come i principi e le principesse del vecchio e nuovo mondo hanno trovato questa sartoria e di come sono soddisfatte da Giovanni Benso.