Sono stata molte volte a Murano ma non avevo mai sentito parlare di Santa Chiara prima di un articolo su un giornale cinese che parlava di Giovanni Belluardo.

In questo giornale si faceva riferimento ad un signore che da quattro anni stava restaurando una antica chiesa del 1200 sconsacrata da Napoleone, che la aveva trasformata in alloggio per le sue truppe, e che stava diventando un centro per l’arte del vetro. Il testo e la fotografia mi hanno incuriosito al punto di chiedere una intervista e di recarmi personalmente a Venezia.

A Murano molte fornaci hanno chiuso preferendo passare dalla produzione al commercio e i veri maestri del vetro sono impegnati a creare nelle loro fornaci e meno nella divulgazione di questa arte. Il confine fra arte e artigianato è impalpabile ma per un turista è difficile capire il sapere e il sudore degli anni di apprendimento che c’è dietro un’opera. Senza una storia e una guida, un turista si lascia guidare dal prezzo e dal gusto personale.

Ho imparato qualche anno, e molte interviste, per capire tutti i diversi modi di lavorare il vetro, questo materiale amorfo che può prendere forme e colori diversi e riflettere la luce in modo emozionante. Fragile ma tagliente. Docile ma resistente.

Giovanni lo ho incontrato direttamente a Santa Chiara dove sono arrivata grazie all’istinto. Nessuno dei locali la conosce, anche quelli che lavorano nei paraggi. Dopo le truppe napoleoniche questo edificio è stato venduto a privati che lo hanno trasformato in una fornace del vetro. Vi hanno lavorato fino a 700 persone distribuite in tutto l’ex convento. Poi tutto è stato abbandonato, frazionato e venduto in lotti separati e si è persa la memoria della sua esistenza.

“Lo sai perché lo ho scelto? Per il numero 13, il mio portafortuna. Quando lo ho visto aveva il tetto caduto giù e alcune parti del muro erano crollate. Ma aveva 13 capriate ed era il giorno 13. Io sono nato il 13 gennaio e tutto quello che di importante è avvenuto nella mia vita mi è successo in connessione con questo numero”.

Giovanni è un atletico signore di una certa età con uno strano accento fra il siciliano e l’inglese. Mi racconta che ha lasciato la Sicilia all’età di 13 anni per venire a lavorare negli alberghi a Venezia. Qui ha conosciuto sua moglie e con lei è andato a Toronto, in Canada. La conversazione è metà in inglese e metà in italiano, con quello strano linguaggio che hanno le persone che convivono con una doppia identità.

“Sono stato bene in Canada, avevo avviato una impresa sulla lavorazione del ferro, ma mia moglie aveva sempre nostalgia di Venezia. Così ad un certo punto siamo tornati. Non so bene se abbiamo preso la decisione giusta ma la famiglia viene prima di ogni cosa”.

E infatti Giovanni non è solo e subito dopo le prime storie si mette da parte e mi lascia in compagnia di suo figlio Giuseppe e suo genero romeno Ion Cafadari, ‘Cafi’. Due persone solari felici di avere ruoli diversi e di compenetrarsi e di seguire il padre in questo avventura imprenditoriale. Cafi è poliedrico, è un artigiano del vetro e la mente artistica mentre Giuseppe è nella parte della promozione, amministrazione e pubbliche relazioni. Il rispetto per il padre è palpabile, così come l’amore che si trasmettono in continuazione con frasi, sguardi e piccole accortezze.

“Sono riuscito a vedere la bellezza di Santa Chiara perché vengo da fuori e ho potuto vedere Murano con uno sguardo distaccato. Come quando ho lasciato la Sicilia, non capivo che cosa avesse di particolare il mio paese Pozzallo vicino Ragusa. Poi quando ci sono tornato dopo aver viaggiato e aver assunto un certo distacco, sono rimasto sorpreso dalla sua bellezza e dal suo patrimonio. I muranesi si erano assuefatti all’esistenza di questa chiesa”.

Mi ricorda la frase di Proust ‘L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi’. Una frase che si comprende solo dopo aver provato tante esperienze diverse.

La struttura della chiesa è imponente e i lavori di ingegneria sono ormai terminati. Ora manca la pulizia della zona esterna e si iniziano a vedere le diverse postazioni di lavoro all’interno. Sei diversi artigiani si avvicenderanno su aree attrezzate con strumenti antichi e moderni per far vedere tutte le diverse lavorazioni del vetro. I visitatori potranno fare esperienza visiva dal vivo e capiranno gli anni di esperienza che servono per creare ‘arte dalla sabbia’ (il vetro viene prodotto dalla sabbia).

“Vogliamo far vivere questo posto creando eventi e presentando i diversi grandi artisti e artigiani maestri del vetro. Vogliamo che sia un centro di cultura dove ognuno si senta a casa e i visitatori di Murano possano capire lo spirito unico di questa isola di Venezia che da secoli è un centro mondiale del vetro”.

Per quello che sta facendo per Venezia e per l’amore che guida le sue scelte, Giovanni Belluardo è stato nominato Cavaliere dell’Ordine di San Marco.

Riguardo l'Intervistato:Giovanni Belluardo

Imprenditore italo-canadese e cavaliere dell’Ordine di San Marco