Per dovere e per diletto ho letto molti libri sulla leadership ma nessuno mi ha insegnato di più che osservare Giampietro Zonta nella sua impresa D’orica.

E’ un uomo di successo? Dipende dai parametri con cui si giudica il successo. Non ha una Ferrari e non ha una casa a Londra, se questi dati possono dare indicazioni utili. In compenso lo cercano giornali e televisioni di tutto il mondo per raccontare la rivoluzione che sta compiendo nel mondo della seta.

Giampietro Zonta e sua moglie Daniela hanno avuto il sogno imprenditoriale di realizzare gioielli di oro e seta italiana. Contro ogni suggerimento di esperti industriali, stanno realizzando questo sogno in modo originale, seguendo quella che sembrerebbe la strada più contorta e meno redditizia.

La realizzazione della seta è per sua natura complessa e coinvolge agricoltura, allevamento e industria. Si devono coltivare gli alberi di gelso, allevare i bachi da seta che si nutrono delle foglie di gelso e realizzare fili di seta con i bozzoli dei bachi da seta. Poi questi fili si devono trasformare in tessuti o gioielli. Chi compra un capo di seta in genere non ha idea dei diversi processi di trasformazione che sono avvenuti.

Giampietro Zonta ha deciso di realizzare seta in modo biologico ed etico. Come?

Facendo quello che ha sempre fatto nella vita: tecnologia, sostenibilità e amore. Questa è la ricetta con cui ha portato la sua impresa al successo (anche se qualcuno dice che tutto questo è condito da un inarrestabile diluvio di parole e che la vera passione di Giampietro è ‘parlare’).

Precisione tecnologica maniacale, cura fino all’ultimo dettaglio e innovazione continua. La sua impresa orafa Dorica la chiama “officina metallurgica” per il modo in cui lavora questo prezioso metallo. Ho visto alcuni suoi clienti di Hong Kong controllare con il microscopio la qualità delle lavorazioni dei gioielli senza riuscire a trovare pecche e a spuntare prezzi più bassi. Per non parlare dei gioielli sostenibili: una collana con la fotosintesi che abbiamo realizzato insieme.

Sostenibilità: cosa dire di uno che vive in una casa in classe energetica ‘oro’ e una sede in ‘Classe A’ sin dal 2002? Riscaldamento a pavimento e ogni altro benessere per i lavoratori (a parte l’addetto al termostato che ancora non ha capito bene la regolazione della temperatura ed ogni tanto in estate il pavimento è troppo freddo e provoca occasionali sorgenti).

Eppoi c’è l’amore. Quello per Daniela innanzi tutto, poi per la vita in tutte le sue sfaccettature. Uno che riesce ad amare gli errori e a trovare qualcosa di positivo nelle avversità che la vita ti fa affrontare: “le innovazioni mi sono sempre venute fuori dalla necessità di affrontare qualche grande problema che sembrava insormontabile”. E questa visione positiva è contagiosa, una energia che arriva a chi gli sta accanto.

Cosa dire di un uomo che con gli amici di classe delle superiori ancora incontra regolarmente la sua professoressa di italiano? O che festeggia tutti i compleanni dei suoi collaboratori in azienda? Sembra uscito da una favola. I 25 anni di Dorica sono stati un tripudio per tutti: ogni collaboratore (non ama definirli dipendenti) ha partecipato ad un recital sulla sostenibilità di Michele Dotti, un delizioso pranzo biologico nella biblioteca del liceo del paese (per sottolineare il legame con la cultura e il territorio) e ha avuto un week end in un centro benessere.

Una persona di questo tipo poteva semplicemente comprare una macchina e riavviare il motore girando la chiave? Ovviamente no!

Prima produzione Dorica del 2014, non si produceva seta in Europa da oltre 40 anni e tutto il know-how restante era nelle mani e nelle menti di pochi ‘giovanotti’ più vicini ai 70 che ai 20 anni. La bachicoltura era praticamente morta a causa dell’inquinamento e della particolare circostanza che i bachi da seta non conoscono né i giorni festivi e né la notte. Infatti, questi voraci vermetti mangiano a tutte le ore e vanno continuamente alimentati. Per qualche mese gli allevatori devono dedicarsi totalmente a loro dimenticando discoteche, messe religiose e i lunghi pranzi domenicali con le fettuccine della nonna.

Giampietro Zonta e Daniela hanno deciso che se la seta “si doveva fare”, si doveva fare in modo diverso.

Di tutta l’incredibile industria serica che per secoli aveva creato ricchezza in Italia i coniugi Zonta trovano che ancora esisteva una piccola filandina in una cooperativa di disabili. Veniva usata solo in alcune feste con i bambini delle scuole e la manutenzionava un giovanotto in pensione. Contro ogni suggerimento comprano questo pachiderma Nissan del 1964, assumono un giovane ingegnere siciliano, che aveva speso alcuni mesi in Giappone in una filanda, e iniziano.

A questo punto inizia la favola e un impegno sociale nel difendere l’unica istituzione scientifica, il CREA di Padova, che custodisce il sapere sulla bachicultura e prepara le uova per la deposizione dei bachi nei “telaini”.

Si crea una rete di impresa per avere tutta la filiera necessaria a produrre seta etica: cooperative sociali, centro ricerca e giovanotti esperti vari sotto il coordinamento di Laura Stieven e Claudio Gheller. Qualsiasi cosa accada oggi, Giampietro Zonta ha trovato due cari amici con cui divide ore e ore di telefonate, riunioni, momenti familiari e conviviali. Cosa volere di più di un sogno condiviso con amici!

Ma non potrei raccontare questa storia senza parlare della nostra amicizia, nata per i gioielli sostenibili e per una condivisione etica della vita. Io e mio marito australiano avevamo deciso di creare Energitismo, una rete di piccole attività e di promuoverle raccontando le loro storie in inglese. Giampietro è stato il primo imprenditore che ha aderito ed ora la nostra associazione Energitismo ha sede in Dorica. Questo ci permette di avere pillole di energia positiva tutti i giorni.

Molte filosofie orientali dicono che il segreto della nostra vita è nel carattere e che per vivere bene ci vuole uno spirito positivo e capace di adattarsi ad ogni circostanza.

Ma forse nel caso di Giampietro Zonta si deve andare oltre, alle parole del poeta Tonino Guerra: “l’ottimismo è il profumo della vita!”

Riguardo l'Intervistato:Giampietro Zonta

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