Tutti i campioni hanno avuto dei genitori che li hanno accompagnati quando ancora erano agli inizi, quando non erano così esperti e avevano bisogno di interminabili ore a ripetere un solo movimento, immagini stampate per sempre in foto e video amatoriali. Eppoi le gare che inevitabilmente impegnavano tutte le domeniche e i giorni di riposo. E’ successo anche a me.

Un po’ alla volta i ragazzi si addentrano nello sport e ad un certo punto ti accorgi che tuo figlio comincia a camminare con le sue gambe, ad avere un linguaggio tecnico perlopiù incomprensibile, e una sua propria identità separata dal genitore.

Poi arriva l’adolescenza e qualcosa cambia. Non tutti gli atleti diventano campioni e molti ragazzi lasciano le attività sportive e il sogno di diventare un campione. Talvolta è una liberazione ma qualche volta è anche un dolore.

Avevamo trascorso ore con altri genitori nelle nostre stesse lunghezze d’onda emotive, ci eravamo crogiolati in sogni di gloria e improvvisamente ci dobbiamo reinventare una vita da soli, senza avere più il ruolo preponderante di genitore. La speranza, a quel punto, è che le giornate passate a guardare i ragazzi impratichirsi possano essere utili per farli diventare “campioni nella vita”.

Che cosa resta di tutto questo tempo speso in piccole gare di provincia e di tutte queste emozioni? Le fotografie!

Fotografie scattate da esperti “riproduttori di scatti” che non hanno anima e colgono solo aspetti tecnici comprensibili solo dagli addetti ai lavori (se mai nutrono qualche forma d’interesse per i milioni di scatti simili). Per noi genitori erano solo dei “costi” e abbiamo sempre preferito gli scatti dilettantistici che catturavamo da soli con i nostri smartphone.

Ma da qualche tempo il mondo sportivo è diverso, specialmente per noi amanti dell’equitazione. Si è arricchito di una pagina facebook (La fotografia sportiva) in cui vengono presentati scatti inconsueti: i protagonisti sono sempre cavalli e cavalieri, ma viene data una grande importanza alla poesia delle emozioni che vibrano attorno a queste manifestazioni.

Cavalieri mentre guardano il cavallo con sguardi bislacchi, giudici di gara assorti in calcoli, pubblico stupito mentre passa a tutta velocità un campione e momenti di complicità fra giovani allievi e insegnanti.

Il merito di questi scatti che portano la vita dentro le foto è di Massimo Argenziano, un fotografo che prima di tutto è stato il padre di una bambina che amava i cavalli (oggi campionessa). Il mestiere di Massimo è la fotografia artistica e l’arte. La sua esperienza nello studiare come creare degli scatti non banali che valorizzino le emozioni lo rende capace di creare immagini che incantano non solo i cavalieri ma anche i genitori, questa è la speciale sensibilità che ha sviluppato.

Vedendo queste foto provo nostalgia per le ore trascorse con gli amici guardando i figli crescere con l’equitazione e ritrovo i momenti migliori delle emozioni che ho lasciato indietro. E vorrei tornare sui campi a guardare altri ragazzi cimentarsi con la prova delle gare e sentire l’adrenalina degli animali eccitati da quella dei ragazzi.

Questo lato umano dello sport è quello che avvicina le persone all’equitazione e alle altre manifestazioni sportive e aumenta il numero dei visitatori a manifestazioni che, altrimenti, spesso vedono coinvolte solo le famiglie degli sportivi in gara.

Massimo dovrebbe diventare l’esempio per molti altri fotografi che in questo momento stanno riproducendo momenti di vita sportiva dei ragazzi senza capire come metterci amore.

L’amore non si vede, ma noi genitori lo possiamo percepire anche nelle fotografie!