Piglio è famoso per il suo vino Cesanese DOCG ed ora anche per il particolare modo con cui alcuni viticoltori si prendono cura dei loro vigneti. E’ il caso di Geminiano Montecchi che usa l’omeopatia per i vigneti, con cui protegge le sue piante, e organizza corsi per diffondere questa cultura.

Geminiano Montecchi e la sua compagna Maria Ernesta Berucci sono viticoltori e la famiglia Berucci produce Cesanese e Passerina al Piglio da secoli. Prima di tornare alle loro radici hanno girato il mondo e lavorato a contatto con culture e popoli diversi, portando innovazione nella conduzione dei loro vigneti.

In uno dei suoi viaggi Geminiano incontra Radko Tichavski, Direttore dell’Istituto Comenius in Messico che diffonde il metodo “omeopatico” in agricoltura tramite corsi e consulenze. Tichavski è andato oltre la classica “agro-omeopatia” e ha coniato il termine di “olo-omeopatia”, che riprende il concetto di “Olone” del filosofo Arthur Koestler, nel 1968. L’olone è un sistema dove ogni elemento contiene la stessa informazione del tutto e un minimo cambiamento in una parte del sistema si ripercuote in tutto il sistema.

Secondo il metodo olo-omeopatico l’azienda agricola è un unico organismo, un sistema complesso di elementi viventi e non viventi di cui l’uomo svolge il ruolo centrale di curatore. Il centro dell’attenzione sono le relazioni e non i singoli elementi, sono le relazioni che devono essere rinforzate. Geminiano è un geologo e conosce bene come si stabiliscono le relazioni fra gli elementi naturali e ora ha studiato come intensificarle.

Tutto è in comunicazione. Le piante, ad esempio, comunicano tra loro attraverso i COV (Complessi Organo Volatili) emessi nell’aria dalle foglie e con altre molecole emesse dalle radici nel suolo. Il suolo, poi, mette tutti in connessione grazie ai funghi che con le loro ife, estese anche per chilometri quadrati, costituiscono il ‘web del suolo’. Parassiti e malattie non sono visti come nemici da debellare, ma come messaggeri di un disequilibrio nella dinamica vitale del sistema, che automaticamente si ritirano quando viene ristabilito l’equilibrio.

L’agricoltore interagisce con il sistema utilizzando i cinque sensi: odora il suolo e le piante per valutarne lo stato di salute, assapora le piante, osserva la loro disposizione e quella delle loro single parti (come rami, fiori, frutti, crescite asimmetriche ecc..), osserva i cambiamenti episodici, giornalieri e stagionali. Maria mi spiega il concetto con parole molto semplici:

Curare un vigneto secondo l’omeopatia, quindi, significa osservare il tutto. Osservare le piante e leggere le informazioni che ci inviano per aiutarle a crescere. Un po’ come quando si educano i bambini assecondando la loro indole e non intervenendo solo nelle crisi.

Come noi osservano gli amici dei nostri figli per capire come si stanno incamminando nella vita e se sono in pericolo, Geminiano e Maria osservano, ad esempio, gli alberi di noce e di melo, che sono gli amici e le ‘sentinelle’ del vigneto, e le altre piante vicine.

Lo scopo del metodo olo-omeopatico è quello di prendersi cura del sistema agricolo intensificando le relazioni tra i vari organismi viventi in modo da creare un sistema più’ “robusto” e in salute, e fortificare le piante per produrre alimenti sani, di qualità, rispettando tutti gli esseri che vivono nell’ambiente in cui operiamo.

Le tecniche utilizzate nell’omeopatia per i vigneti sono la consociazione di piante idonee tra di loro, il suolo non viene arato per non rompere le radici, e non disconnettere le piante, e vengono dati preparati omeopatici generici e specifici.

I vantaggi del metodo olo-omeopatico sono una alta qualità dei prodotti, un maggiore gusto e valore alimentare. L’armonia e la vitalità delle piante si manifestano con una maggior resistenza ai parassiti, alle malattie, e alle avversità climatiche. Il tema è affascinante ma per chi non è esperto restano molte domande come quale sia la differenza tra l’agricoltura biologica e quella omeopatica.

L’omeopatia cura il malato e non la malattia, lavora sui livelli energetici. Secondo l’omeopatia la malattia non è uno stato ma un processo. Un essere vivente si trova sempre in una situazione di equilibrio dinamico tra gli estremi salute-malattia che sono tra loro complementari. L’agricoltura biologica lavora con la materia (compostaggio, ecc.) mentre l’olo-omeopatia lavora con l’energia.

Ad esempio, quando si verifica una distorsione nel sistema si deve preparare una soluzione specifica, ma un preparato omeopatico non si può trovare con una analisi chimica del prodotto perché è totalmente diluito nell’acqua. Durante la fase di dinamizzazione del preparato, le nano-particelle di silice si staccano dal contenitore di vetro e creano delle matrici con le particelle d’aria. Su questa matrice si stampa il “messaggio energetico” che verrà dato alla pianta mediante l’acqua (il vettore).

Questa è la differenza: un messaggio energetico invece di un messaggio chimico. In questo modo si immette nel sistema la capacità di riequilibrare i suoi livelli energetici specifici per correggere le sgradite distorsioni che si sono verificate.

Alcuni concetti di bio-dinamica erano noti ai coltivatori nella aree dove la tradizione vitivinicola è antica. Ad esempio si possono osservare piante di rose all’inizio di ogni filare di viti perché le rose hanno il compito di avvisare quali stress e attacchi sta subendo il filare, come ad esempio l’attacco di peronospora.

Per avere notizie sui corsi di omeopatia nei terreni potete seguire la pagina Fb o chiamare l’agriturismo Casa Berucci al Piglio.

Riguardo l'Intervistato:Geminiano Montecchi

Geologo, project manager, permacultore e produttore di vini secondo il metodo olo-omeopatico