L’acqua è la vita per l’uomo e tutte gli antichi centri abitati dall’uomo sono nati sulle rive di qualche lago o fiume. Ma nel passato i fiume erano anche una barriera da superare e così la storia dei centri si modella anche sui corsi d’acqua: questa è la storia del Liri e di Ceprano.

Che l’area di Ceprano sia stata abitata sin dalla preistoria è certo dopo il ritrovamento di un cranio dell’Homo Cepranensis, detto anche Argil perché è stato ritrovato dentro uno strato di argilla. Non è certa la datazione del cranio, e non ha senso entrare in dispute con esperti per sapere esattamente quanti migliaia di anni abbia. Ci limitiamo a raccontare che è stato ritrovato nel 1994 durante uno scavo per la realizzazione di una strada e lo ha salvato proprio l’argilla di un’area lacustre in cui sono stati ritrovati anche i resti di un elefante.

Non sappiamo quando si è formato il fiume Liri ma è certo che per molti anni ha costituito la naturale barriera fra gli orgogliosi sanniti e i potenti romani: due popoli belligeranti che si fronteggiavano ciascuno su una sponda del fiume.

A Ceprano il fiume Liri si restringeva e permetteva il passaggio di uomini, merci ed eserciti. Le guerre sannite sono state tre e sono state lunghe tra il VI e il III secolo AC. Dopo la prima vittoria gli spavaldi romani costruirono una città proprio a confine con le terre dei sanniti. Nel 328 AC nasce Fregellae sulle rive del Liri e dove oggi si trova Ceprano prendendo il nome da una città volsca.

Ma su questa parte del fiume Liri dovevano passare anche altri eserciti provenienti dal sud, come quelli di Pirro e di Annibale e Fregellae (Ceprano) si è ritrovata così nel cuore della storia romana. Proprio dove la storia si faceva.

La sua importanza geografica però non coincideva con la sua importanza storica e i romani decisero di radere al suolo la città che si era opposta alla decisione sulla cittadinanza italica. Fregellae muore ma non muore il passaggio sul Liri e l’importanza geografica.

Con la creazione dello stato pontificio, il Liri diventa ancora un confine naturale fra due stati che erano anche due modi diversi di concepire il destino del mondo. Regno spirituale e regno temporale: Papa e Impero. Ceprano diventa un posto di dogana.

Una differenza che viene rimarcata in un episodio storico avvenuto nel 1248 quando Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II dei Svevia, deve fare un atto di sottomissione a papa Innocenzo IV. I due si trovano con il proprio seguito sulle due differenti sponde del fiume e Manfredi scende dal suo cavallo, attraversa a piedi il ponte, prende per le briglie il cavallo con il papa e li fa attraversare il ponte.

La sua posizione è strategica e per questo Ceprano non avrà feudatari ma sarà sempre sotto il controllo diretto delle istituzioni della chiesa. Non si può correre il rischio di qualche signorotto poco fedele ai suoi doveri e smanioso di protagonismo.

La ricchezza di Ceprano è sempre collegata al ponte e declina quando il ponte crolla dovuto a stanchezza, terremoti e inondazioni nel 1608. Per questo nel 1614 il papa, su sollecitazione degli abitanti, inizia la ricostruzione del ponte. Durante i lavori viene ritrovato un sarcofago con le spoglie proprio di re Manfredi.

Oggi Ceprano occupa sia la sponda di sinistra che quella di destra del Liri, ma nelle campagne le persone ancora sentono la presenza di un confine invisibile e chiamano ‘regni’ gli abitanti dei comuni limitrofi, ossia appartenenti al Regno delle due Sicilie.