Guidando sulle colline prima di Subiaco, appena passata la Villa di Nerone di cui rimane molto poco, si raggiunge il Monastero di Santa Scolastica, in onore della sorella di San Benedetto.

E’ uno dei 12 monasteri fondati da San Benedetto da Norcia a Subiaco, e il più vicino a quello di San Clemente, più in alto sul Monte Taleo, dove Benedetto ha vissuto per tre anni. La dimensione e la magnificenza di questo monastero è confermata anche da alcune delle originali pietre lavorate che devono ringraziare, inavvertitamente, il famoso imperatore provenendo dalla sua villa.

Il giro dell’abbazia mi porta indietro nel tempo confrontando la perfezione di oggi del complesso, impeccabilmente riparato dai danni del bombardamento 1944, alla tragedia che ha condiviso con altri monasteri di San Benedetto. Ci sono tre diversi periodi architettonici di questa abbazia che ospita 20 monaci, per un celibato a 5 stelle in una vita scandita dalla pace e dalla bellezza.

Visivamente la parte più vecchia è quella costruita dopo l’arrivo ‘non gradito’ di Unni e Saraceni nel IX e X secolo. Nel 1052, all’incirca, è stato eretto il magnifico campanile romanico, posto in un angolo del chiostro con i suoi inconfondibili lavori in pietra dei cosmateschi.

Eravamo venuti per visitare il monastero di Santa Scolastica e il nostro obiettivo era di partecipare ad un seminario sulla Bellezza nella vita e nell’arte. Comunque, per prima cosa è stato pertinente considerare l’ambiente in cui era ospitato questo evento. La chiesa del 1770, disegnata da Giacomo Quarenghi, è più recente del resto del monastero ed è un progetto neo-classico. La guida ci riferisce che i ‘potenti’ di allora erano meno entusiasti del progetto di Quarenghi di quanto lui avrebbe voluto e che la chiesa attuale è stata ultimata da altri architetti.

Nel mentre Quarenghi soggiornava in Russia. Da notare che Quarenghi è descritto come ‘l’ultimo grande architetto Italiano’ arrivato a San Pietroburgo dove ha promosso l’architettura Palladiana ‘par excellence’.

Quando ho capito questo, è diventato chiaro da dove Quarenghi ha ricevuto l’ispirazione per la chiesa di Santa Scolastica. Apparentemente, un po’ prima, deve aver ricevuto una copia del trattato di architettura di Palladio (pubblicato esattamente due secoli prima di questo progetto) ‘Quattro Libri d’Architettura’, e il disegno di questa chiesa potrebbe essere stato un suo esempio di una lezione da Palladio. Se questa sia la bellezza nella vita lo giudica solo l’osservatore.

La storica chiesa dell’abbazia era totalmente gremita ‘packed to the gunwales’ con una elegante presenza di accademici, storici, e monaci e suore di clausura di Subiaco. Mi sono ritrovato seduto sulle sedie del coro, alla fine della seconda fila, e guardavo la schiena degli oratori. Di fronte a me sedevano sei suore che coprivano l’intero spettro dell’età e delle razze umane, la più anziana appariva centenaria.

Avendo solo una descrizione verbale dei quadri presentati dall’eminente direttore dei Musei Vaticani, mi sono concentrato sulle mie riflessioni sulla bellezza. Il mio primo pensiero era che la bellezza è un concetto totalmente qualitativo senza misure fuori dall’esperienza personale e analisi comparativa con altri, similmente affascinati da un particolare esempio di ‘bellezza’.

Allora che cosa è oggettivamente?

Forse è la riposta integrata alla reazione dei segnali dei nostri sensi. Non è la perfezione, come alcuni sostengono, dal momento che la grande bellezza nel paesaggio e negli esseri umani inevitabilmente si scontra con la definizione che ‘ solo Dio può creare la perfezione’ (e Lui non ci ha lasciato alcun segreto). Ma la bellezza sembra essere disegnata su un equilibrio, un semplice equilibrio fra impatti visuali.

Ciò nonostante, sostengo che la bellezza per un uomo cieco potrebbe essere la canzone di un uccello, la brezza che sussurra fra gli alberi, o il suono di un’aria di Puccini cantata con ‘assoluta’ perfezione. Che ruolo ha il cervello in questa risposta? C’è una connessione con il cuore, ed è questo il modo in cui nascono le nostre emozioni quando ci confrontiamo con qualcosa vicino alla ‘grande bellezza’?

Forse la connessione fra la mente e il cuore dona all’umanità l’opportunità di comprendere la bellezza, e per questo riempie di gioia la nostra anima.