Non soffermatevi sui villaggi turistici di ieri, sulle inventate cupole del piacere degli anni ’60 o ’70, guardate oggi a quello che sta accadendo ai pochi disperati nei paesi storici italiani.

San Gimignano è in ogni guida turistica toscana e visitarla è un dovere, e la prima volta che ci sono andato all’inizio dell’estate, era tutta una degustazioni di vino tra le torri con botteghe artigiane aperte fino a tardi, alberghi risonanti, musica nelle piazze, buona cucina e tarde notti per giovani corpi.

Sono tornato nel freddo di un inizio di primavera per trovare la città deserta, le torri apparivano tristi e inespressive, solo un negozio di ceramica e un ristorante erano aperti in tutta la città – abbiamo camminato lungo e in largo per dimostrare questo. Poche persone calcavano i marciapiedi in pietra e, potevate parcheggiare vicino alle porte della città – una benedizione che non compensata dalla gioie della città. Come potevo spiegare al mio dubbioso figlio che avevo trascinato qui dalle comodità della musica e della birra, che questa era una dei grandi paesi dell’Italia. Va bene, papà, ho capito.

Asolo, si parla di lei come della più bella città murata d’Italia, nascosta sopra Treviso ai piedi della catena montuosa Grappa. E’ poco prima di Natale, un Venerdì a pranzo. Ci siamo degnati di rischiare di guidare nella piazza e abbiamo trovato subito un posto auto in un parco affollato, vuoto di qualsiasi persona.

Ci guardiamo intorno e ammiriamo gli edifici e il campanile della chiesa, e osserviamo un po’ più a lungo l’Albergo al Sole con la sua facciata rosa pallido e beige, vestito con nessun posto dove andare. Selezione di un ristorante non è troppo difficile infatti Asolo consiste in negozi di abbigliamento, un paio di gioiellerie e ristoranti, tutti pronti per la corsa di Natale. Sulla sinistra della piazza, si può seguire la strada e in pochi minuti circumnavigare l’area dei vecchi negozi e ristoranti.

Ho condotto questa indagine e a parte dagli inevitabili segnali di chiusura forzata e forse tre negozianti, non abbiamo spiato nessuno a parte tre persone del luogo vestite per un incontro che stavano vicino ad un venditore di birra. Tornando in piazza, abbiamo deciso di cercare la comodità di un ristorante che serva bollito e abbiamo trovato la per nostra gioia e sorpresa, un ristoratore che era emozionato dal suo menu e da pezzettini di umanità che dividevano il pranzo con lui.

A quanto pare abbiamo iniziato l’afflusso, infatti durante la successiva ora altri tre gruppi sono entrati e, annusando il pasto di stoccafisso (per lei) e bollito cotto a fuoco lento (per lui), hanno deciso di soggiornare.

Oserei dire che se due città di uguali dimensioni fossero in qualche altra parte d’Italia, senza alcuna notorietà o aspettativa, la piazza e i marciapiedi sarebbero piene dell’andare e venire della popolazione. Potremo anche trovare un grande Baccalà e bollito, e uno spruzzo di vino locale.