Palestrina è una enigmatica città vicino Roma dove letteralmente si cammina dentro una storia millenaria.

Pochi giorni fa è stata riaperta una parte dell’antico Foro di Palestrina per ridonarlo alla città proprio come un moderno ‘Foro’. Un gioco di specchi storici di estrema suggestione in cui forse ci si ritrova a vivere le stesse emozioni di due millenni fa. Una sensazione che mi ha fatto sentire i brividi nel profondo.

Passeggiare fra le antiche mura, ascoltare i discorsi dei ‘reggenti del paese’, assaporare un aperitivo nel grande cortile del foro e ritrovare le bellezze del passato con un gioco di luci, che proiettava i mosaici sul pavimento, mi ha fatto sentire come se la storia di duemila anni non fosse esistita.

Eravamo tutti lì e continuavamo a sentire la vita della comunità di Palestrina che palpitava. Il centro che torna alla città, e dalla città ai cittadini, proprio come un moderno Foro di Palestrina con una sala conferenze e un luogo di incontri culturali e sociali. Viene così recuperato non solo il luogo architettonico ma anche quello sociale, ancora più importante per dimostrare la vitalità di questa città moderna e antica.

Quando guardiamo al passato spesso ci immaginiamo persone serie, tutte comprese nelle grandi gesta che leggiamo nei libri di storia e ci dimentichiamo gli aspetti quotidiani della loro vita. Il Foro, la Basilica e le terme erano luoghi sociali. Qui avveniva di tutto, dallo svago alla giustizia, dal mercato ai divertimenti.

E cosa c’è di più emozionante di assaporare un bicchiere di vino fra gli imponenti resti di questo foro, in mezzo a persone che provavano il tuo stesso stupore? E cosa c’è di più incredibile che vedere il retro delle pareti della cattedrale di Sant’Agapito che ancora mostrano le colonne del Foro di Palestrina e di un tempio dedicato a Giove?

Eravamo arrivati nel pomeriggio per visitare il Tempio della Fortuna Primigenia e il Museo Archeologico a Palazzo Barberini e subito abbiamo capito che non avremo mai fatto in tempo a fare tutto quello che ci eravamo prefissi.

Ovunque si poteva sentire la concitazione e l’eccitazione per quello che stava accadendo.

Alla biglietteria del museo subito una gentilissima addetta ci ha informato che alle sei avrebbe lasciato il suo posto per andare a prendere parte alla inaugurazione e ci ha consigliato di non perdere l’evento atteso da oltre 10 anni.

Discendendo le scalinate laterali, una volta parte del tempio e oggi centro storico di Palestrina, ci siamo imbattuti in eleganti signore di una certa età che si stavano preparando per andare alla inaugurazione. Ovunque risuonavano voci e parole che richiamavano la nuova apertura del Foro.

Siamo stati fortunati: siamo arrivati in tempo e abbiamo trovato posto a sedere. Ma il brusio delle centinaia di persone in piedi nella sala e nel cortile laterale impedivano di sentire la storia di questo particolare intervento di recupero. Vado a memoria di quello che ho capito.

Per molti secoli questo edificio era appartenuto alla diocesi vescovile che lo aveva adattato alle proprie necessità, realizzando stanze per i seminaristi. Non esistevano piante e quando gli architetti decisero di intervenire, il loro progetto si era basato su un paio di stampe di epoca barocca.

La verità è stata un’altra e appena iniziati i lavori si è capito che le stampe non corrispondevano alla reale situazione e i progettisti si sono trovati davanti a scelte. Da qui i dubbi su quale strada percorrere. Tutto l’edificio era parte integrante della storia millenaria della città ma la decisione era quale storia far prevalere: la storia romana o quella medioevale?

E’ stato scelto di investigare su quella romana e, per demolire alcuni muri, sono stati effettuati arditi interventi di consolidamento murario a base di fibre di carbonio e resine. Finché tutto il lavoro non è stato premiato con la scoperta di una antica abside, scavata nella roccia, alla cui base si trovava il mosaico del Nilo oggi visibile a Palazzo Barberini. Oggi i colori di questo mosaico rivivono con un gioco di luci che proietta il disegno nel luogo in cui si trovava.

Che strana la storia passata e chissà cosa resterà di quella che stiamo scrivendo. Questo Foro di Palestrina, dimenticato per anni, depredato di marmi e rivestimenti, poi usato come cantine dai Barberini, poi diventato seminario vescovile e infine gestito dalla Soprintendenza che lo ha portato a nuova vita e donato alla città come un nuovo Foro di Palestrina.

E in questa vicenda, un ruolo insolito lo giocano i bombardamenti della seconda guerra mondiale che distruggono molte case del centro e riportano in luce i resti romani sui quali erano state edificate le abitazioni. In una area proprio sul retro della chiesa è ancora visibile l’effetto di una di queste bombe, che aveva colpito quello che allora era il Museo di Palestrina, .

Il luogo è magico, l’atmosfera era partecipata e quando il sindaco ha dato la cittadinanza onoraria alla direttrice Sandra Gatti per ringraziarla del lavoro svolto in tutti questi anni, l’applauso del pubblico è stato forte e potente.

Penso che tornerò a prendere parte della vita del Foro e penso che questo recupero architettonico entrerà a far parte della storia dell’architettura per la grande sensibilità con cui moderno e antico sono messi a confronto in un dialogo semplice, elegante e coinvolgente. Auguri Palestrina e auguri a Sandra Gatti, l’architetto Roberto Pingi e i loro gruppi.