La storia di Marostica si perde nella notte dei tempi. Un susseguirsi di domini e castellani che hanno reso così preziosi il Monte Pauso e Monte Pausolino, divenuti palinsesti di questa cittadina: un perla del veneto.

I soleggiati pendii, in comunicazione con la sottostante pianura, hanno reso la zona favorevole all’insediamento umano sin dalla preistoria. In epoca romana sul colle Pauso è stato costruito un castello con le sue mura che cingono tutt’ora la città storica. Dopo la caduta dell’Impero Romano, Marostica fu attraversata da diverse dominazioni: ostrogoti, bizantini, longobardi e franchi; dominazioni che arricchirono il suo tessuto.

Ad oggi Marostica è famosa per due cose: le sue deliziose ciliegie egli scacchi. Marostica è chiamata “la città degli scacchi” e sulla sua piazza, ogni due anni, viene rievocata un antica tradizione, si disputa una partita a scacchi con personaggi viventi.

Quest’anno la partita verrà giocata il 9-10-11 settembre 2016. Per maggiori informazioni potrete consultare il sito dedicato all’evento

Lasciatemi raccontare la leggenda che ha dato vita a questa meravigliosa piazza e manifestazione.

Correva l’anno 1454 quando a Marostica due cavalieri si sfidarono a duello per amore di una donna. I nobili erano Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara. La bella da contendere era Lionora, la figlia del governatore di Marostica Taddeo Parisio.

Il Governatore, per non inimicarsi nessuno dei due contendenti, impedì il duello appellandosi a un editto di Cangrande della Scala. Così decise che la bella Lionora sarebbe andata in sposa a chi fra i due rivali avesse vinto una partita a scacchi, tenuta con pedine viventi al centro della piazza del paese. Il perdente avrebbe comunque vinto, sposando la sorella del castellano, la bella Oldrada.

Mai come oggi questa storia la trovo utile e attuale, vi spiego perché. Penso che racchiuda tutto il savoir faire e il problem solving tipicamente italiano. Il governatore a Marostica aveva utilizzato un’innocua partita a scacchi per risolvere un conflitto. Insomma, “una scazzottata tra amici” fatta con delle pedine, che serve a dissipare l’aggressività accumulata senza fare danni irreversibili.

Molto interessante al riguardo è il pensiero si Massimo Del Papa che dice: “Siamo così: bellicosi a parole, molto meno sul campo, più portati a fare all’amore che la guerra. Cosa che in molti ci rimproverano, però sta di fatto che chi viene qua, poi non se ne va più: forse succederebbe anche a questi scalmanati, solo a dargliene il tempo.”

Insomma gli italiani sono degli eroi che risolvono i conflitti attraverso il gioco. Nel passato con il gioco degli scacchi. Oggi, attraverso i giochi di parole. Ecco, attraverso i giochi i problemi magari non li risolvono, ma di sicuro sanno incassare bene i colpi di un mondo che gioca troppo con le vite.